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Mostra del Cinema di Venezia 2010
67 Mostra del Cinema - Venezia

Il cartellino della Mostra
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CONCLUSIONI
La Mostra del 2010 si è svolta sotto il segno di Quentin Tarantino.
Accattivante presidente di giuria. Si è conquistato il pubblico con il suo atteggiamento amichevole.
Acclamato ad ogni sua entrata in sala, stringe tutte le mani e firma tutti i fogli sventolati sotto il suo naso.
E’ pure un personaggio volitivo e si vede nelle decisioni finali.
Ovviamente la vittoria del leone d’oro alla Sofia Coppola è frutto di una sua scelta.
Come sempre si può discutere la conclusione ma sicuramente rispecchiano il modo di fare cinema in questo momento.
Il livello dei film è molto buono.
I temi principali sono le assenze di grandi polemiche e discussioni.
I film non hanno una tematica politica diretta, c’è sentimentalismo e molta azione – soprattutto per gli asiatici.
Non c’è il solito scandalo sessuale. Salvo lo scambio di coppie del debole film Happy Few, il quale non può scandalizzare nessuno.
Non può suscitare scandalo neppure il bacio lesbo inBlack sworn o quello comico di Attenberg.
L’unico patetico tentativo per creare una futile discussione è venuta da Michele Placido.
Prima con la paventata presenza di Renato Vallanzasca al festival, frutto di un marketing degenerato, poi con le affermazioni di Placido alla conferenza stampa.
Un Placido identico al Dell’Utri quando dichiara l’eroismo di Mangano.
Non sorprende la pochezza del cinema italiano, in coma di idee e di personaggi da secoli.
Si salva il solo Venti sigarette. Il resto della cinematografia italiana non è inutile, è veramente nocivo e pericoloso: da evitare a tutti i costi.
Grande affermazione del cinema asiatico. Dimostra i grandi cambiamenti politici ed economici in evoluzione.
Il film più bello è Silent Souls. Un viaggio nella memoria e nella tradizione russa.
Una citazione per i belli Post Mortem e The Ditch. Entrambi raccontano di dei terribili frutti di dittature storiche.
Molto bello è Cirkus Columbia, deliziosa avventura di un bosniaco di ritorno poco prima dello scoppio della guerra.
Emozionante l’ancora fervida produzione del centenario Manoel de Oliveira, ritornato per l’ennesiva volta a Venezia.

Roberto Matteucci


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