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La prigioniera - La prisonnière
Anno: 1968
Regista: Henri-Georges Clouzot;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: Francia; Italia;
Data inserimento nel database: 02-12-2003


La grande guerra

La prigioniera. Henri-Georges Clouzot. 1968. FRANCIA-ITALIA.

Attori: Elisabeth Wiener, Laurent Terzieff, Dany Carrel, Bernard Fresson

Durata: 105’

Titolo originale: La prisonnière

 

 

Francia. Parigi. Quella di Josè e Gilbert è una coppia aperta. La prima si occupa del montaggio di un documentario sul mondo femminile, il secondo è uno scultore pop.  Durante l’inaugurazione della mostra gestita dal magnate Stan Hassler, Gilbert si apparta con una giornalista e Josè accetta l’invito di Stan ad andare a bere qualcosa a casa sua. Stan le mostra la sua passione per la fotografia di segni calligrafici, ma mentre fa scorrere le diapositive, appare fra queste l’immagine di una donna legata con catene. Dapprima Josè ne è divertita, poi però ne rimane colpita ed attratta. La settimana dopo Josè incontra nuovamente Stan che le chiede un passaggio a casa. La donna questa volta gli domanda di partecipare ad una sua sessione fotografica e così va ancora a casa sua. Prima che arrivi la modella, Stan usa Josè per fare le prove luci ed a metà della sessione con l’atra donna, quella torna a casa perché a disagio. Qui, fa l’amore con Gilbert. Trascorsi un altro paio di giorni, Josè torna da Stan e gli domanda di essere fotografata da lui e l’uomo, per metterla alla prova, la umilia nel suo ufficio e la obbliga a contattare di persona la modella che aveva incontrato sul set fotografico. Dopo aver scattato le foto in compagnia di quella, Josè sembra pentirsene e quando a casa di Stan chiama un’altra indossatrice lei lo accusa di essere un guardone e di non avere sentimenti e lo abbandona. Gilbert intanto, che si è accorto della loro relazione, parte per una mostra a Dussendorf e recide il suo rapporto con il mercante d’arte e lascia che Josè si schiarisca le idee. Stan e Josè allora vanno in gita fuori Parigi ed affittano una stanza d’albergo. Tra i due sembra nascere una vera relazione sentimentale ma quando Stan scopre che quella stava inviando una cartolina ad un’amica nella quale diceva che entrambi erano innamorati l’uno dell’altra, Stan l’abbandona da sola nella camera d’albergo. A Parigi Gilbert, tornato dalla mostra, viene messo al corrente di tutta la storia da Josè ed esce di casa per vendicarsi su Stan. Josè riesce a chiamare Stan per avvertirlo e l’uomo affronta Gilbert sul tetto del suo palazzo. Qui Stan confessa di esserne innamorato di Josè ma che preferisce non dirglielo perché lei ne soffrirebbe. Sconvolta dalla lite con Gilbert e dalla sua potenziale vendetta nei confronti di Stan, Josè, alla guida della sua macchina, sfonda la sbarra di un passaggio a livello e rimane bloccata sulle rotaie mentre sopraggiunge un treno. L’auto viene travolta e la donna entra per pochi giorni in coma. Al risveglio rivede Gilbert al suo capezzale, ma è convinta che sia Stan e Gilbert accetta che lei lo creda.

Ultima pellicola girata da un regista che raramente fu apprezzato e sostenuto dalla nouvelle vague. In questa storia a tre, con più che evidenti riferimenti al masochismo erotico ed al sadismo sentimentale, Clouzot conclude la propria carriera con un film di vera rottura ed avanguardia dell’immagine ottico-cinetica. A parte tutta la galleria di spettacoli visivi che la mostra raccoglie e rappresenta, l’ossessione per l’immagine e la necessità dello sguardo sono costantemente ripresentati attraverso gli occhi dei protagonisti, che spiano, si cercano, che tradiscono tensione, passione e relazioni che vanno oltre i gesti. Dotato di un ottimo montaggio (per esempio vedasi la prima sessione fotografica con Elizabet Wiener come ospite, in cui foto, scatti, occhio fotografico e corpi, raccontano un crescere d’eccitazione raffinato ma diretto), di un impianto narrativo impegnato principalmente ad indagare l’aspetto contraddittorio dell’amore (attrazione\dolore) attraverso l’immagine del doppio (Stan e Gilbert sono due lati della stessa medaglia) e di una fotografia sublime diretta da Andreas Winding (l’immagine di Stan e Josè sulla scogliera è l’apice della pellicola) La prigioniera è senz’altro uno dei film più forti del regista francese (a più riprese Stan e Josè si rivolgono direttamente alla spettatore, quasi sempre chiamato in causa da provocazioni dell’immagine oltre che dei temi). La prigioniera è anche uno sforzo maschile di indagare l’animo femminile, ma come dice la stessa sceneggiatura “La verità sa di sporco”. Impagabile Laurent Terzieff nel ruolo di Stan. Imperdibile, anche per gli amanti del cinema ridondante di sfarzose costruzioni pop. Tra gli invitati all’inaugurazione della mostra compaiono anche Michel Piccoli, Eddie Costantine e Charles Vanel.     

 

 

Bucci Mario

videodrome76@hotmail.com