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Noruwei no mori - Norwegian Wood
Anno: 2010
Regista: Anh Hung Tran;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Giappone;
Data inserimento nel database: 06-09-2010


Norwegian Wood è il film di Anh Hung Tran tratto dal bellissimo romanzo di Haruki Muratami (http://www.bookerang.it/review/show/id/30305). E’ una storia dove adolescenti si ritrovano ad affrontare la vita, confrontandosi con la morte e la depressione. Haruki Muratami affronta il problema collegando il disagio dei ragazzi a quello del Giappone. La depressione appartiene sia ai ragazzi sia al Giappone. Egli affronta il terribile disagio dei giapponesi, la loro malattia: quella ansia di vivere con cui affrontano tutti i momenti della loro esistenza, dalla scuola al lavoro. Ma l’ansia appartiene anche alla nazione Giappone. Il romanzo narra della incapacità per la società giapponese raccontata tramite la vita di due ragazzi. Mentre nel libro: Tokyo, il movimento comunista dell’università, il cinismo dei suoi amici sono legati fortemente con la storia, nel film questo non appare. Abbiamo quindi una trama molto più introspettiva, un momento personale, soggettivo e naturalistico. I ragazzi sembrano perdersi proprio nella natura con una concezione panteistica. Il vento soffia sempre alle loro spalle, le foglie sugli alberi si muovono tempestose, come la loro vita. Da lì si passa alla neve: abbracciando anche i loro momenti intimi. La depressione diviene personalistica. Ci sono solo loro Watanabe e Naoko. La malattia e la mancanza di voglia di vivere hanno dei motivi propri e personali. E’ il loro momento di debolezza, il gruppo non ha funzionato ma non gli interessa. Watanabe, Naoko e Kizuki erano un gruppo, nucleo fondamentale nella cultura giapponese, rotto il quale non si può uscire se non attraverso l’annientamento. Watanabe diventerà grande, elaborera i tanti lutti che lo circondano e sicuramente affronterà la vita. Dal film non si sa se il Giappone, il quale, soffre della stessa malattia saprà affrontarla. Ma qui non ci interessa. E questa è la forza del film: forte e bello, ma pure riservato e privato. Il silenzio dei personaggi, l’osservarli vicino da tante posizioni ci da l’immagine di sofferenza e di incapacità indescrivibile con un altro linguaggio. Le scene con i ragazzi sono semplici, lineare od oblique ma mai esagerate. Questa è la dimostrazione della loro semplice vita da cui non riescono ad uscire.