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Disconnect
Anno: 2012
Regista: Henry-Alex Rubin;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 25-09-2012


“Io studio il mondo, baby.” Tutti noi conosciamo, utilizziamo e a volte ci nascondiamo dietro internet. Io per motivi generazionali sono passato da un mondo reale a uno virtuale e ho potuto apprezzare la notevole differenza comunicativa. Internet ci consente di viaggiare nel mondo senza muoversi di casa, di poter moltiplicare esponenzialmente notizie e informazioni. Eventualmente abbiamo il problema contrario, maturare la capacità di discernimento per selezionare fonti e conoscenza; perché l’ingresso è – giustamente – consentito a tutti, compresi folli e delinquenti. Stesso discorso vale per tutti i siti di conoscenza e comunicazione fra persone, a cominciare da facebook. Entriamo in contatto con gente nascoste dietro uno schermo. Solo frasi scritte possono portarci dentro il loro mondo. Ma se quelle parole sono false, se la foto è falsa, se la loro descrizione è falsa, noi abbiamo di fronte un fantasma che può trasformarsi in un incubo. Internet è uno strumento giovane, libero, ma può essere anche un’arma puntata contro la nostra testa. Disconnect di Henry-Alex Rubin ci racconta di tre famiglie americane stravolte dalla mancata conoscenza dei potenziali criminali di internet. Il film ha una tri-struttura. I diversi episodi, separati, distinti finiscono a intrecciarsi nel nostro pensiero. Questo dipende da un abile e capace montaggio. I tre avvenimenti non si mescolano e non si confondono, hanno una loro distinzione netta, una loro drammaticità, pur unendosi solo nel filo di portare attenzione alla rete. La passione indifesa in cui ci entriamo provocherà delle vittime, perché nessuno ha costruito delle difese. Una coppia è in crisi. Lui guarda una porta socchiusa e osserviamo un lettino, e scopriamo che hanno perso un figlio. Ora non riescono a elaborare il lutto. Lei si sfoga in chat con uno sconosciuto raccontandogli le sue emozioni. Lui gioca a video poker. Qualcuno riuscirà a rubare i loro dati sensibili e a svuotare il loro conto corrente. La coppia si rinsalda nella caccia al ladro d’identità. Lei è una giornalista alla caccia di scoop. Decide di condurre un’inchiesta sui ragazzi delle chat erotiche, i quali allietano le notti di donne sole. Riesce a conquistare la fiducia di un bel ragazzo, ingenuo e semplice, il quale gli concede un’intervista dietro la promessa di mantenere il suo anonimato. Il ragazzo s’innamora della donna, ma lei sarà costretta a rompere il suo giuramento. Un adolescente nerd senza amici è oggetto di scherno dei compagni. Trova conforto chattando con una ragazzina. Purtroppo dietro si nascondono due ragazzi della stessa scuola che si prendono gioco di lui. Accetta di scambiare una foto nuda e in poco tempo la sua immagine discinta sarà in tutti i computer degli studenti. La reazione è la vergogna. Un oggetto gettato in rete diventa incancellabile e indistruttibile. Le tre storie assumano il genere del thriller, del giallo, soprattutto quello dell’indagine sociale e psicologica nell’affrontare le conseguenze dei drammi arrivati da internet. Musica rock, montaggio e una buona dose di analisi psicologica dei vari personaggi contribuiscono a confezionare un bel film di genere.