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Il ragazzo con la bicicletta - Le gamin au vélo
Anno: 2011
Regista: Jean-Pierre Dardenne; Luc Dardenne ;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Belgio; Francia; Italia;
Data inserimento nel database: 03-08-2011


“Non sogno mai.” I fratelli Dardenne ci riportano con il cuore al 2005, con il film L’enfant, di cui Il ragazzo con la bicicletta è un seguito morale e fisico. Nel film L’enfant due adolescenti sbandati, persi hanno un figlio. Cercheranno di venderlo, incapaci di comprendere maternità e paternità. Alla fine lo tengono, ma il futuro di tutti può essere solo negativo. Cyril potrebbe essere il bambino cresciuto, abbandonato con successo questa volta dal padre, un immaturo ragazzino disperato e smarrito. Il padre in entrambe le pellicole è lo stesso attore Jérémie Renier. E’ più di un collegamento. Senza veli, pudori, senza nascondere nulla i fratelli ci espongono le vicissitudini interiori di un ragazzino, amato senza maturità; il quale cresciuto è capace di intendere la solitudine in cui la sua vita è precipitata. L’amore non esiste per lui salvo, quando, incontrerà una signora, ancora più bisognosa di affetto di lui. La crisi della famiglia, una volontà inconsapevole della maternità e paternità, l’ingiustizia del nascere, del costruire rapporti ci sono descritti con passione e distacco. I Dardenne trascurano i fronzoli, la ricercatezza fine a se stesso, gli effetti speciali, il gusto a stupire. Vogliono soltanto mostrarci con un realismo “da strada” vizi e virtù di persone normali, le quali senza colpa si trovano ad affrontare situazioni impossibili. Cyril è un ragazzino abbandonato da tutti, ansioso di essere desiderato. Non è un bambino simpatico, è aggressivo, irascibile, prepotente e bugiardo. Ha pochi atti di amore perché nessuno gli ha insegnato nulla. Non sa riconoscere chi gli vuole bene da chi vuole solo sfruttarlo. Se a volte appare come un tenero bambino, spesso prevale il desiderio di dargli un calcio nel sedere per il suo comportamento arrogante. Questo riesce per la neutralità del linguaggio dei registi, immagini semplici, camera sui personaggi, colori realistici; in questo modo i nostri sentimenti variano rapidamente. Dopo aver compiuto un gesto scorretto il ragazzino impugna la sua bicicletta – unico legame con il padre - e compie un lungo viaggio. La camera sempre su di lui, annaspa per fatica, si alza sui pedali per poi pedalare seduto. Questo per diversi minuti, senza stacchi, ripreso lateralmente. Quando arriva a destinazione appare per quello che è: un bambino. Anche questa volta i Dardenne hanno un finale aperto, imparziale. Il seguito è tutto dentro di noi.