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Our Own - Svoi
Anno: 2004
Regista: Dmitri Meskhiyev;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Russia;
Data inserimento nel database: 23-06-2010


Nel 1941 i tedeschi iniziano l’occupazione dell’Unione Sovietica. In un primo momento l’avanzata è semplice e senza grandi difficoltà. I tedeschi occupano territori sovietici e contestualmente creano delle milizie con popolazioni locali ostile ai bolscevichi e ai russi. Ucraini, Caraciai, Avari, Cabardi, Circassi, Balcari, ma anche Ceceni e Daghestani. Molti erano di religione musulmana, vista la politica filo islamica e gli ottimi rapporti ed appoggi dei musulmani a Hitler. A Pskov, vicino il confine dell’Estonia, si svolge il film Svoi. Anche qui c’è una milizia locale; fiancheggia l’avanzata dei tedeschi, formata da contadini ed allevatori locali anti bolscevichi. La storia inizia in una base militare russa attaccata improvvisamente dall’esercito della Wehrmacht. Sarà un massacro. Molti verranno fatti prigionieri. In tre tentano una fuga: non hanno nulla da perdere. Sono un commissario del Partito Comunista, un ebreo ed un giovane ragazzo russo cecchino dell’esercito russo. Inseguiti dai nazisti cercano rifugio a casa del padre del ragazzo russo: un vecchio contadino dal carattere forte e deciso. E’ un uomo schivo ma sicuramente colto ed affezionato alla famiglia. Un ‘’generale’’ della milizia antibolscevica. Il ‘’generale’’ li nasconde dai tedeschi e dai suoi stessi compagni del corpo speciale filo germanico. Quel piccolo villaggio, quel rifugio diventano un microcosmo, un mondo parallelo a quello esterno. Si intrecciano amori, gelosie, desideri, passioni. I tre fuggitivi sono i responsabili, minando la pacifica usuale convivenza fra tante diverse personalità. Il rapporto degli uomini con le donne diventa il motore del film. Sono femmine capaci di difendersi: “Le tette delle donne e delle vacche sono delicate” e sono capaci d’amare e difendere i propri uomini. Il confronto fra la milizia e il generale diventa un pretesto. Gli uomini devono amare sempre e comunque. Lo possono fare anche in momenti difficili; il pericolo ed il rischio di morire rapidamente non smorzano questa capacità umana, forse l’accresce. Il commissario del partito si innamora della donna del generale e fra i due il confronto umano – già teso per motivi politici – diventa insostenibile. Ma è una lotta onesta: il loro rapporto è quello più ricco e di valore. Due caratteri notevoli, due leader nel loro mondo. Le passioni prevalgono, non solo amore. Fra gli uomini prevale un forte sentimento d’amicizia, di cameratismo. Gli scatti di ira, di rabbia, di pianto coinvolgono i sentimenti di questo gruppo di uomini apparentemente duri. Alla fine domina sempre l’amore, ma in questo caso per il proprio paese: “Vai e difendi il tuo popolo” urla il vecchio padre al figlio cecchino. Il dovere di suo figlio non è nel piccolo villaggio ma nell’esercito russo. Un bel film, girato con un colore tendente al bianco nero, con le macchie verdi della campagna. Gli attori sono bravi a passare dal carattere forte a quello dolce e sentimentale, dove i valori alla fine prevalgono ai motivi politici. All’affresco dell’Unione Sovietica del tempo ci porta alla Russia attuale, dove nonostante i cambiamenti e le difficoltà è sempre un paese da amare.