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Blue Diary
Anno: 1997
Regista: Jenny Olson;
Autore Recensione: Adriano Boano
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 20-04-1998


Blue Diary

Blue Diary

Regia: Jenny Olson
Formato: 16 mm.
Durata: 6´
Provenienza: USA
Anno: 1997

visto al 13° Festival Internazionale
di Film con Tematiche Omosessuali
di Torino


Fuck Talk Sleep Breakfast sono le parole che concentrano in una sciatta quotidianità i desideri di una lesbica, in cui si immedesimavano le frustrazioni di alcune spettatrici poco distanti. Come per un viatico sono stampigliate all´inizio del film a riassumere uno dei cortometraggi più minimali e meno filmici: la banda sonora viaggia, quando emana qualcosa e non si limita a registrare la propria assenza (dalla pellicola è bandita qualsiasi nota musicale), in totale autonomia dalle immagini delle tipiche strade statunitensi, in cui il pedone semplicemente non è previsto ed esistono soltanto stazioni di servizio, incroci e anonime casette a schiera.
La voce rigorosamente off (nell´intero film non si vede una persona) racconta il dispiaciuto sconforto di una donna gay, innamorata di una ¨etero così carina¨, che però ¨non è interessata a me¨. Il senso dell´abbandono non è palpabile, ma è percepito concettualmente, centellinandolo con sottile piacere masochista: ¨Essere sola mi fa provare un´insicurezza piacevole¨. Ne scaturisce una tristezza assoluta, dalla quale nell´epilogo emerge una luce, uno spiraglio, una speranza: ¨Cerco di smettere di pensare a lei¨.
Il tentativo di trasmettere la condizione di colei che soffre l´indifferenza dell´amato bene, accentuata dall´impossibiità certa di dare sfogo alla passione a causa della diversa natura degli interessi sessuali è apprezzabile soltanto se il film viene raccontato, mentre assistervi spinge al rifiuto di una seconda visione di un´opera volta all´azzeramento della percezione, oltre a gettare nella più assoluta depressione.