| INTERVISTA A MINERBA |
Ma peggiori sono gli scontri con la grossa distribuzione: da posizioni
di privilegio, che solo il monopolio permette, non forniscono
i film che hanno in catalogo. Inspiegabilmente, perché i titoli
richiesti spesso non trovano sbocco nelle sale, approdando direttamente
all´home video. ¨Un film che io ho chiesto a Cecchi Gori l´anno scorso, a Torino
è poi uscito quattro giorni, un altro di due anni fa e su cui
ho insistito, perché era di una regista nordamericana, che era
già venuta al Festival tre anni fa con un cortometraggio e quindi
era bello per questo motivo, è uscito tre giorni a Roma. Di fronte
a situazioni tipo questa non possono dire che gli roviniamo il
mercato, perché al mercato in realtà non li forniscono.¨ Prima di essere interrotto da una telefonata, Minerba fa in
tempo ad accennare a quello che secondo lui è il vero motivo di
questa doppia censura (di politica culturale e di mercato) nei
confronti dei film che gli vengono negati: ¨Sono troppo importanti¨. Il boicotaggio del Tycoon toscano evidenzia la discriminante
omofoba del produttore di Pieraccioni esemplificata in un episodio
di due anni fa, quando ci sono state le elezioni: ¨Eravamo giunti ad un compromesso: ci dava un film, perché gli
avevo rotto le balle per tre mesi; alla fine l´hanno rifiutato,
perché l´onorevole era candidato e non voleva essere attaccato
per aver noleggiato un film ad un festival di gay. E allora i
giornalisti e i critici a cui lo dissi cercarono di pubblicizzare
il fatto: ma non fu possibile, perché ebbero la furbizia di non
rispondere via fax, ma a voce. Cecchi Gori era a Los Angeles per
gli Oscar, un giornalista della Stampa lo cercò in camera, ma
fu introvabile. Era un film che a Torino non è uscito. Si è visto
tre giorni da qualche parte dopo parecchio tempo.¨ Dopo questo sommesso racconto di diffidenze abbandonammo quel rifugio sotto i tetti dove è relegata la sede del Festival più economico del mondo: ¨Organizzato con 280 milioni. Sfido chiunque a riuscirci!¨, evocando lo spirito di Fassbinder per accompagnarci fuori: ¨Volevamo fare il Berlin Alexanderplatz quest'anno, ma ci porta via troppo spazio, RWF comunque il massimo per me¨. |