| INTERVISTA A MINERBA |
Infatti la sua disponibilità a parlare di questi tredici anni
oscilla tra l´avvilimento di essersi dovuti scontrare con il pregiudizio
omofobo e la caparbietà con cui prosegue l´iniziativa: ¨Comunque da un lato ci spinge il fatto di proporre film belli
e dall´altro c´è il discorso politico¨. E qui si anima il vecchio militante, che ha ancora un sogno
di liberazione da perseguire e sa in che modo proporlo: ¨A noi piace il cinema, ci interessa il cinema. Producendo anche
noi cinema e avendo fatto anche in passato un certo tipo di politica
da militanti con il Fuori, cercando sempre di annullare gli stereotipi,
buttandoci in piazza per quel che eravamo, litigando con i giornalisti
e con i fotografi, che durante le manifestazioni andavano sempre
a fotografare o a intervistare esclusivamente i travestiti e i
transessuali. Abbiamo cercato di imporre un´altra tematica; anche
per chi vede, per un genitore che magari ha un figlio che potrebbe
essere omosessuale, vedendosi un´immagine o un´altra, può pensare
in modo un pochino diverso.¨ ... E smettere di tollerare, per cominciare a comprendere, forse. Invece come sono i rapporti con gli omosessuali dichiarati, gente che poteva pensare di trovare nel festival un luogo esclusivo? "La maggior parte degli omosessuali dichiarati, quelli che in qualche modo hanno fatto politica, non viene al festival; non che mi preoccupi di questo. Mi fa arrabbiare invece quando loro usano in qualche modo una sorta di lamentazione rispetto al fatto che Torino non offre niente." |