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Mission to Mars
Anno: 2000
Regista: Brian De Palma;
Autore Recensione: Andrea Caramanna
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 06-05-2000


Mission to Mars

Mission to Mars
Regia: Brian De Palma
Sceneggiatura: Lowell Cannon, Jim Thomas
Fotografia: Stephen H. Burum
Produzione: David S. Goyer, Justin Greene Interpreti: Gary Sinise, Don Cheadle, Connie Nielsen, Jerry O'Connell
Origine: USA, 2000, 113 min.

 

L'avventura fantascientifica nell'immaginario cinematografico recente ha a che fare sempre più con le dottrine new-age, le nuove religioni, tipo Dianetics. L'incontro con creature aliene diventa così un'esperienza mentale, extrasensoriale, che consente il passaggio in un mondo d'armonia e serenità.
In "Contact" di Robert Zemeckis tale esperienza dipendeva dalla fede e le dilatazioni dello spazio-tempo, in "Sfera" di Barry Levinson, il contatto era focalizzato su un'esperienza della coscienza umana. "Missione su Marte" è un viaggio verso l'armonia universale, la bellezza di una storia affascinante sull'origine della specie umana. Gli alieni, negli ultimi vent'anni, sono diventati, già dagli incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg, i nostri padri o i nostri fratelli, indicandoci spesso la via da seguire, placando il senso di solitudine della razza umana per il buio dello spazio infinito. I marziani cattivi degli anni cinquanta, quelli di "Marte distruggerà la terra", invece ci avvertivano: "Popolo della Terra, ascoltate e ricordate, noi del pianeta Marte vi avvertiamo. Conosciamo il vostro pianeta da quando il primo essere strisciò dal mare e divenne uomo. Siete adulti tecnologicamente ma spiritualmente siete ancora dei bambini... non tornate qui o distruggeremo il vostro pianeta. Siete stati su Marte ma non potrete tornarvi più". I marziani di Tim Burton in "Mars Attacks!" erano semplicemente crudeli e volevano distruggere la specie umana per impadronirsi del pianeta. E il film di Burton è uno dei pochi esempi recenti di fantascienza popolata da alieni malvagi. Brian De Palma rende omaggio a "2001: Odissea nello spazio" di Kubrick in un paio di sequenze. Quelle dell'astronave con i movimenti girevoli che abbracciano quasi in un walzer i protagonisti. E, poi, l'incontro con la figura extraterrestre che avviene in uno spazio indefinibile, completamente impregnato da una luce bianchissima, che ricorda la misteriosa stanza in 2001. La sensazione è che De Palma smarrisca in "Mission to Mars" il piacere dello sguardo come principio di ricerca e di risoluzione di un puzzle complesso. Non è un caso allora che l'unico enigma del film, come in "Sfera", in "Contact" e in "Incontri ravvicinati del terzo tipo", sia una serie matematica ripetuta, trasformata in messaggio sonoro. Gli astronauti per proseguire la loro ricerca devono superare il test, ma in maniera meno angosciosa e metaforica di quanto abbiamo sperimentato in un film magistrale come "Il cubo". De Palma tende qui a semplificare gli spunti, rivelandoci, nel finale, forse più di quanto è necessario, al meno per la suspense e l'ambiguità di un film di fantascienza.
L'unica sfida al visibile è costituita da una tempesta di sabbia, una montagna che si dissolve in pochi secondi, svelando lo spazio segreto, la presenza con i caratteri di un volto umano