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Amarcord
Anno: 1973
Regista: Federico Fellini;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: Italia;
Data inserimento nel database: 04-12-2003


La grande guerra

Amarcord. Federico Fellini. 1973. ITALIA.

Attori: Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Stefano Proietti, Giuseppe Janigro, Gianfilippo Carcano, Ciccio Ingrassia, Magali Noël, Nando Orfei, Alvaro Vitali

Durata: 127’

 

 

Rimini anni ‘30. Potrebbe riassumersi in questo la trama di un film che ha fatto epoca e scuola, il secondo passaggio biografico di Fellini nella sua Romagna. Il fascismo e la provincia in un accostamento descritto e narrato con la poesia delle immagini (l’apparizione del pavone, il ballo delle odalische, la nebbia, le nevicate e la primavera del polline per aria) e la realtà dei fatti (il passaggio del transatlantico Rex, la 7° edizione della Mille miglia, il passaggio del regime per la piazza della città). Un insieme di marionette e pensieri che all’ombra di un regime soffrono d’eccessiva vitalità e d’assoluta mancanza di critica; la scuola e la chiesa presenti con i loro metodi obsoleti e sordi (il prete che accoglie le confessioni si distrae per aggiustare meglio i fiori nei vasi “E’ una questione d’immagine!”) nella vita di Titta (il ragazzo al quale fa riferimento il regista per la propria identità?), in quella della sua famiglia, ed in quella di tutti i personaggi, dalla Gradisca alla tabaccaia, per la maggior parte sorridenti nel saluto fascista. Una condizione immobile di felicità popolare (il fuoco che scaccia l’inverno ed attorno al quale tutti si riuniscono, il matrimonio di Gradisca, la corsa automobilistica) alla quale tutti si rivolgono e contro la quale solo il padre di Titta, per una volta, cerca di opporsi (socialista che finirà per bere olio di ricino). Vent’anni dopo I vitelloni (1953) Fellini guarda la sua Romagna ancora con occhio malinconico e distacco artistico, passeggiando sul molo alla fine dell’inverno quando solo i tedeschi hanno il coraggio di fare il bagno. Momenti divertenti si alternano a riflessioni più profonde, il senso di tanti pagliacci che forse sanno anche far riflettere è tutto qui, nella novità che manca ad un paese che vive di se stesso. Capostipite di un filone presto traviato e divenuto popolare (pseudo cinema da commedia scolastica) l’opera di Fellini ottenne un Oscar come miglior film straniero. Colonna sonora di Nino Rota e sceneggiatura scritta da Fellini con la collaborazione dello scrittore e poeta romagnolo Tonino Guerra. Completamente ricostruito a Cinecittà, compreso il passaggio del transatlantico (nella cui scena è riconoscibile il mare sostituito da teloni di plastica perfettamente illuminati dalla fotografia di Giuseppe Rotunno). “Asfittica condizione sociale, miseria culturale e limitatezza ideologica che il fascismo ci ha regalato” (le parole del regista sintetizzate da Di Giammatteo su Dizionario del cinema italiano). Nella sua lingua, Amarcord vuol dire mi ricordo (a m’arcord). Nelle mani di Fellini, una patacca divenuta un gioiello.

 

 

Bucci Mario

videodrome76@hotmail.com