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amur - Fango
Anno: 2003
Regista: Dervis Zaim;
Autore Recensione: Andrea Caramanna-
Provenienza: Turchia; Cipro;
Data inserimento nel database: 29-08-2003


Fango

Çamur - Fango
Regia: Dervis Zaim
Soggetto e sceneggiatura: Dervis Zaim
Fotografia: Feza Caldiran
Montaggio: Francesca Calvelli
Interpreti: Mustafa Ugurlu, Yelda Reynaud, Bulent Emin Yarar, Taner Birsel
Produzione: Downtown Pictures, Marathon Filmcilik
Origine: Cipro, 2003, 97 min., 35 mm
Sezione Controcorrente
visto a Venezia 2003

Visto a Venezia 2003
Visto a Venezia 2003
Nel fango del lago salato c'è la memoria di un passato che non è più. Il fango è ciò che rimane di una grande distesa di acqua. Adesso la terra è deserta e sale e fango sono le nuove metafore che l'uomo tenta di percepire come segni importanti: guarigione, miracolo, fede. Come le statue che in modo ridicolo tentano di esorcizzare il vissuto aprendosi alla speranza di una pace "definitiva" tra popoli: turchi e greci a Cipro. Statue congelate in espressioni di acutissimo dolore, replicanti all'infinito di un urlo munchiano. L'immagine di Fango eleva alla ennesima potenza la differenza di potenziale tra morte-congelamento-immobilizzazione e vitalità-movimento. Tutte le variazioni possibili sono registrate. Il fango cosparso sull'epidermide del collo può rivitalizzare una parte dell'organismo depressa da quell'immobilismo mortifero. Le auto in corsa che raggiungono il lago sembrano icone pubblicitarie, quel movimento anzi la velocità che è vita, che si muove con slanci impetuosi, varcando i terreni più impervi. Logiche commerciali, di marketing, e storia antica, tecnologia che all'improvviso si palesa come possibilità vincente, comunque. Non un caso che Fango inizi con la sequenza di un'operazione delicatissima per consentire la procreazione assistita da donatori defunti. Il morto che può rivivere e l'inizio del film che incontra anche il finale con lo stesso perturbante procedimento. I morti che danno la vita. Anzi le cellule ancora vitali dei morti. L'immagine sprofonda nell'al di là del visibile. Il microscopio come l'invenzione del cinema continua attraverso i suoi mille occhi, telecamere, infrarossi, ultravioletti raggi laser rossi blu. L'esorcismo può continuare. I visi possono illuminarsi ancora, sperare e sperare, dinanzi al dolore che rende muti solo l'applicazione miracolosa del fango, l'esplorazione avida della terra, l'ostinazione contro il sistema (militare, politico) che fissa le regole: la ferma (che finisce tra poche settimane), le garitte per le guardie con i recinti di filo spinato sul confine per non vedere mai buzzatianamente i tartari, al di là del quale alcuni tranquilli sorridenti freaks, gnomi, nani pacifici credono veramente a tutte le leggende e continuano a tuffarsi nel fango terapeutico.