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Nha Fala - La mia voce
Anno: 2002
Regista: Flora Gomes;
Autore Recensione: Andrea Caramanna-
Provenienza: Portogallo; Francia; Lussemburgo;
Data inserimento nel database: 31-08-2002


Nha Fala La mia voce

Visto a Venezia 2002

Nha Fala - La mia voce
Regia: Flora Gomes
Sceneggiatura: Flora Gomes, Franck Moisnard
Fotografia: Edgar Moura
Montaggio: Dominique Paris
Interpreti: Fatou N'Diaye (Vita), Jean-Cristophe Dollé (Pierre), Angelo Torres (Yano), Bia Gomes (madre di Vita), Jorge Biague (Mito il pazzo), Carlos Imbombo (Caminho)
Produzione: Fado Filmes, Les Films de Mai Samsa Film
Origine: Portogallo, Francia, Lussemburgo, 2002, 90 min., 35 mm
Venezia 59. Concorso

Intriso di politica, storia e tradizione Nha Fala trascina vivamente verso il sentimento gioioso della danza e del canto. E tali espressioni forse sono il sentimento di protesta contro il predominio del pensiero unico, dei flussi economici, che hanno deciso il destino di molti giovani, uomini e donne, che per sopravvivere devono abbandonare il paese natale. La protagonista Vita, in procinto di partire per la Francia, Parigi, è attorniata da decine di suoi conoscenti che la implorano di spedire una lettera ai loro cari che si trovano in tutti i paesi del mondo, o meglio del Nord del Mondo. Vita lascia una parte importante di sé, ma il racconto si concentra subito, invece che sulla nostalgia e le ansie da emigrazione, tipiche di molte pellicole africane, sull'incontro tra le culture, ed in questo caso tra quella creola di Capo Verde ex colonia, e la Francia. L'incontro è suggellato dall'amore che esplode subito tra Vita e Pierre, sassofonista, che farà di Vita una eccellente cantante, nonostante la tradizione del paese d'origine le vieti di cantare: secondo la leggenda non appena canterà sarà destinata a morire, proprio come il canto del cigno.
Il ritorno in patria è segnato dalla celebrazione del rito propiziatorio, esorcizzando la morte con la cerimonia del falso funerale. I numeri di ballo sembrano davvero bastare a questo "piccolo" film che sembra non avere altre pretese. Né costruire una storia difficile ed articolata, né parlare con simboli che non siano diretti e colorati come l'esplosione della folla che segue le bare dalle forme eccentriche e dai colori sgargianti, o divora come in un baccanale primordiale la carne degli animali, un uccello o un porco, del quale si vede solo il sangue sporcare il selciato.