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Ticket To Jerusalem
Anno: 2002
Regista: Rashid Masharawi;
Autore Recensione: Andrea Caramanna-
Provenienza: Paesi Bassi; Palestina;
Data inserimento nel database: 29-08-2002


TICKET TO JERUSALEM

Ticket to Jerusalem
Regia: Rashid Masharawi
Soggetto e Sceneggiatura: Rashid Masharawi
Fotografia: Budouin Koenig
Montaggio: Nestor Sanz
Musiche: Samir Jubran
Interpreti: Ghassan Abbas (Jaber), Areen Omary (Sana), George Ibrahim (Abu Anan), Reem Ilo (Rabab), Imad Faraeen (Kamal), Najah Abu Al-Heja (Um Ibraheem)
Produzione: Peter Van Vogelpoel
Origine: Paesi Bassi - Palestina, 2002, 90 min., 35 mm
visto al Taormina BNL FilmFest 2002

Soltanto un biglietto per Gerusalemme, anche un biglietto del cinema mobile, che può e deve spostarsi per attuare quel proposito davvero rivoluzionario dentro i territori occupati, divisi, ostacolati. Il passaggio è la misura della comunicazione, dello sforzo che la parola e l'immagine devono compiere per liberarsi delle barriere. Nel film di Masharawi si ha la netta sensazione che gli abitanti di Gaza e West Bank come d'altra parte gli israeliani siano vittime di un ingranaggio perverso che ha già imposto un modo di vivere, alcune regole per mantenere un ordine voluto oscuramente da un potere invisibile. Mentre gli abitanti dei luoghi si adattano a tutte queste piccole regole, i posti di blocco, i coprifuoco, la libertà di circolazione che dipende strettamente dalle news dei grandi circuiti internazionali, laddove si stabilisce la situazione di maggiore o minore gravità del conflitto, il momento di aumentato allarme. Ma dai minareti continuano ad alzarsi i canti dei muezzin, e nell'aria si odono i rintocchi delle campane nelle chiese ebraiche. Ma soprattutto i bambini devono continuare la loro vita di bambini, cosicché genitori e parenti di questi bambini manifestano gli stessi desideri e le stesse speranze per il futuro dei loro figli. La necessità di crescere in un ambiente dove l'armonia è anche assicurata dai cartoni animati della Disney. La guerra culturale, a cui allude Masharawi, è già deflagrata, ha già superato le divisioni e i posti di blocco, ha determinato la condizione residuale delle culture non occidentali e la contrapposizione, i conflitti interni, appaiono sempre più come lo strumento principale per ottimizzare la colonializzazione., attraverso la propaganda continua di divisioni e conflitti insanabili. Non c'è la guerra nel film di Masharawi, ma lo stupito, attonito sguardo su quello che quotidianamente accade nel paese, una consapevolezza di un vincolo forte, di una pervicace costrizione alla quale tentano disperatamente di contrapporsi, ma con metodi e comportamenti pacifici, anche gli uomini del cinema mobile.


Conferenza stampa con Rashid Masharawi, Areeb Omary, il produttore Peter Van Vogelpoel

Quali sono i collegamenti con Nuovo cinema Paradiso?
Rashid Masharawi: Questa relazione non è stata diretta, ma con altri film palestinesi girati a Gaza e nel West Bank, non considero influenze, perché la realtà della Palestina è unica.

Il cinema mobile è uno strumento indispensabile per raggiungere i bambini, laddove prevale la presenza esclusivamente della televisione...
Rashid Masharawi: I film che facciamo vedere sono film per bambini, il cinema mobile funziona da sette anni in Palestina, è soprattutto un cinema di evasione

Il suo cinema è sopratutto di denuncia, continuerà ancora?
Rashid Masharawi: Sì, penso di sì, tratterò lo stesso tema, è un genere filmico con il quale ho una grande familiarità, quando stavo girando un bambino è stato ucciso nei pressi del set, e noi abbiamo continuato, perché occorre il coraggio per continuare ogni giorno di fronte a questi eventi terribili che ci riguardano ogni giorno nel nostro paese. Sul posto di blocco ho cercato di filmare tutto ciò che succedeva intorno.

Il protagonista viene contestato, come è giudicato il lavoro di chi porta il cinema mobile e come fa a procurarsi i film?
Rashid Masharawi: Quello che stava facendo non è considerato serio, noi volevamo mostrare il lato che manca nella diffusione delle immagini, come la lotta continua contro l'occupazione ma in un modo non violento. La forza degli israeliani è sopratutto culturale, e quindi sul piano culturale si svolge questa guerra e anche per questo ho cercato di mostrare le radici e la cultura palestinesi.
Per quanto riguarda come gli uomini del cinema mobile si procurano i film, ciò dipende dalle fasi della guerra, dopo la seconda Intifada la nostra possibilità di movimento è stata molto ridotta, abbiamo contatti con le ambasciate, loro ci aiutano a far passare i proiettori e l'equipaggiamento, queste persone rischiano così la loro vita solo per proiettare dei film ai bambini, abbiamo molti film palestinesi in 35mm altri sono video, siamo sostenuti da molte parti, ciò non ha nulla a che fare con la normale produzione e distribuzione; oppure ci serviamo dei festival come quello di Roma col quale abbiamo avuto numerosi contatti. Per i bambini la decisione è quella di mostrare cartoni animati, della Walt Disney per esempio; lo stesso film lo possiamo proiettare centiania di volte, perché ci sono molte zone che richiedono i film.

Cosa ne pensa del terrorismo e di quelle firme di intellettuali contro il terrorismo?
Rashid Masharawi: Anche io avrei firmato questo appello alla fine del terrorismo , è una questione molto complessa, nella Cisgiordanaia ho parlato con persone per le quali la vita non è più niente, sto parlando di esseri umani che non hanno più alcun futuro, nesun domani, anche gli israeliani forse stanno raggiungendo questo punto di non ritorno, ho uno scrittore amico palestinese, che racconta la storia di palestinesi che s'imbarcano e preparano un attacco terroristico vengono scoperti ed arrestati anzi si sono fatti scoprire, ritrovano il gusto della vita e non vogliono morire, non penso che molti palestinesi abbiano avuto l'opportunità di riscoprire la vita.

Qual è il suo principale obiettivo di regista?
Rashid Masharawi: Penso che siamo tutti d'accordo sul potere del cinema ed essere qui a Taormina ha un'importanza fondamentale per il messaggio di pace, non volevo parlare di politica, di piani, noi palestinesi dovremmo creare un progetto di vita per noi stessi, vorrei avere una pace reale cioè una pace dei due popoli che vivono in eguale dignità, non mi interessano i colori delle bandiere, faccio questi film non perché il mondo debba sostenere la nostra causa, vorrei chie voi guardaste i palestinesi in modo curioso. Quello che sta avvenendo non è la pace è solo il tentativo soprattutto dell'America di intervenire nella questione dei territori occupati. Sono sicuro che il mondo vuole stabilire uno stato palestine e questa credo sia la maggiore speranza

Come è il lavoro dell'attrice in Palestina?
Areen Omary: Originariamente son un'attrice di teatro ma il teatro dove lavoravo è fermo, ho debuttato nel cinema con Rashid Masharawi, il lavoro del cinema è oggi difficilissimo, è un agglomerato di sfide, per cercare di superare l'occupazione che ti impedisce ciò che vuoi fare. Ciò che sognano tutti è di avere una vita normale.