NearDark - Database di recensioni

NearDark - Database di recensioni

Africa

Godard Tracker


Tutte le
Rubriche

Chi siamo


NearDark
database di recensioni
Parole chiave:

Per ricercare nel database di NearDark, scrivete nel campo qui sopra una stringa di un titolo, di un autore, un paese di provenienza (in italiano; Gran Bretagna = UK, Stati Uniti = USA), un anno di produzione e premete il pulsante di invio.
È possibile accedere direttamente agli articoli più recenti, alle recensioni ipertestuali e alle schede sugli autori, per il momento escluse dal database. Per gli utenti Macintosh, è possibile anche scaricare un plug-in per Sherlock.
Visitate anche la sezione dedicata all'Africa!


Inquitude
Anno: 1998
Regista: Manoel De Oliveira;
Autore Recensione: Federica Arnolfo
Provenienza: Portogallo;
Data inserimento nel database: 30-07-1998


Inquiétude, di Manoel De Oliveira
Portogallo, 1998, 108'

Visto a TaoCinema 98Atto primo.
Padre e figlio discutono animatamente. Il padre vorrebbe che il figlio, un luminare della matematica al culmine della carriera, si togliesse la vita prima che la vecchiaia lo avvilisca, prima che lo renda un uomo incompleto, a metà, così come si sente lui. Il figlio reagisce malamente, guarda il padre in tralice, pensa che stia vaneggiando. Finché il padre non vede il figlio affacciato alla finestra, lo prende alle spalle, lo butta giù, e lo segue a ruota. Sipario. Siamo in teatro, tutti applaudono, gli attori escono a salutare il pubblico.

Atto secondo.
Due giovani a teatro notano due belle ragazze su una balconata. Sono due "cocotte", due prostitute d'alto bordo. Delle due, Gabi sembra essere serena e soddisfatta, Suzanne si rivela invece presto una ragazza profondamente infelice, ontologicamente infelice. Il "mal de vivre" l'ha costretta ad una vita a metà, come quella del padre dell'episodio a teatro, al punto da considerare la felicità "un dettaglio". Suzanne si lascerà
morire

Atto terzo.
Forse per alleviare il dolore che l'amico prova per la morte di Suzanne, il giovane che già abbiamo visto a teatro inizia a raccontare una storia antica: la storia di Fisalina, splendida fanciulla divisa tra l'amore di un uomo e le regole del suo paese, che non prevedano che lei sposi un uomo "straniero", di un altro paese. Anche Fisalina è una donna a metà, ma riuscirà a trovare la sua completezza incontrando un personaggio fiabesco, la Madre di un Fiume, che la porterà ad una condizione di superiorità e di felicità assoluta. Dell'esperienza vissuta, Fisalina porta le tracce sulle punte delle dita, che le son diventate d'oro. E questo le costerà la vita, perché in paese la prenderanno per una strega e la uccideranno.

Tesi, antitesi, sintesi. Un film profondamente hegeliano, ed allo stesso tempo una riflessione serissima ed intensa sul male di vivere e sulla morte quale unica via d'uscita. Morte per la gloria, nel primo caso. Morte come annullamento, nel secondo. Morte come prezzo per una condizione di superiorità raggiunta e non capita, nel terzo. Fisalina è la sintesi perfetta, lei che si allontana dal "sociale" (tema del primo episodio) e dall' "amore" (tema del secondo episodio) per toccare qualcosa di più alto, talmente alto da non essere comprensibile ad alcuno. Splendida la fotografia, soprattutto nel terzo episodio, ricchissimi i
dialoghi.

Un film bellissimo, toccante, intenso, profondo, meditato. Una scena, tra tutte, mi è rimasta dentro: Fisalina che percorre un sentiero sotterraneo con la Madre di un Fiume, fino alle sorgenti del fiume, e quando vede scaturire l'acqua comincia a ridere, a ridere di gioia, di felicità, di vita. E' la prima persona che ride, in questo film. Ed è col suo riso argentino nelle orecchie che vedo scorrere i titoli di coda. C@??SCLCooliverira.htmlaTEXTGoMkTEXTGoMk"??SCLCoord0000?C?BH???H?CBH??