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Gypsy Boys
Anno: 1998
Regista: Brian Shepp;
Autore Recensione: adriano boano
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 17-04-2000


Gypsy Boys

Gypsy Boys

di Brian Shepp, USA, 1998, 103

15° Festival Film
a Tematiche Omosessuali

Torino 13/19 aprile 2000
regia di ..................... Brian Shepp
sceneggiatura di.............. Brian Shepp
montaggio di  ................ Rick Lobo
suono di  .................... John Detwiler
interpretato da .............. Adam Gavzer, Robert Hampton,
.............................. Tom McCann, Jud Parker,
.............................. Alberto Rosas, Zeke Wheeler,
.............................. Andrew Ableson, Matt Boucher prodotto da .................. Brian Shepp provenienza................... USA anno ......................... 1998

Un fine settimana quasi del tutto girato in locali di San Francisco, dove alcuni giovani cercano di non essere soli nella vita o anche solo nella serata. Come dice il catalogo della rassegna: "Steven è innamorato di Blair. Ma Blair prova una forte attrazione sessuale per Seth, che ha appena rotto con David, un ragazzo incontrato tramite un amico di Steven, Manny, che è coinvolto in una frustrante e platonica relazione con Aaron, sposato con Noel ...". Appunto un intreccio di destini che confluiscono in un solo spazio di luci e musica e soprattutto corpi, che cambiano le loro destinazioni d'uso. Ciò che rende piacevole il film sono due aspetti: il primo è che finalmente non si assiste al solito piagnisteo di esacerbati gay che piangono sul loro destino, ma quasi tutti hanno un atteggiamento positivo verso le proprie possibilità di trovare soddisfazione per i propri desideri. Un contegno che paga, poiché ciascuno troverà conforto e passione. Il secondo è il piglio divertente e autoreferenziale.

Interessante la banda sonora che accompagna e talvolta sovrasta le immagini, improntate al colore più estremizzato e alle luci da discoteca che offrono gli spunti per gli inserti onirici di derivazione cinematografica, pretestoper i quali la fervida immaginazione di uno dei protagonisti che da un gesto o una situazione ricrea, ambientando nel locale, sequenze di film: tutti i generi sono citati, dal pepla all'horror al fotoromanzo; la rivisitazione in chiave gay evidenzia l'anima intrinsecamente omosessuale di ciascuno di essi, in particolare per quel che riguarda i pepla. Questo approccio supera i cliché tristanzuoli dedicati ai locali gay da una pletora di film tutti uguali grazie ad un cast variegato e alle trovate che animano il trans-"gender", inteso qui anche come nomadismo tra i generi filmici, utili per esaltare i corpi statuari fotografati in icone dedicate all'immaginario omosessuale (un aspetto a noi parzialmente precluso).

Risultano sorprendentemente godibili persino le separazioni tra amanti, sempre sstruggenti e colme di sensibilità, ma il dramma si stempera di fronte alle definitive separazioni dai concupiti che si dissolvono in lenti flou, che acuiscono il senso di perdita, però evitano scene risapute: l'inquadratura segue l'amato che gradualmente si smaterializza, lasciando un vuoto che però viene riempito subito da qualche altro affetto.