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Cosa avete fatto a Solange?
Anno: 1971
Regista: Massimo Dallamano;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: Italia;
Data inserimento nel database: 24-11-2004


La grande guerra

Cosa avete fatto a Solange?. Massimo Dallamano. 1971. ITALIA.

Attori: Fabio Testi, Karin Baal, Christine Galbo, Joachim Fuchsberger, Camille Keaton, Gunther W. Stoll, Anthony Vernon

Durata: 107’

 

 

Londra. Il professor Enrico Rosseni è in barca, sul Tamigi, fra le braccia della sua amante, Elizabeth, una studentessa iscritta nella scuola dove lui insegna. Alla ragazza pare di assistere ad un omicidio, ma lui non le crede anzi, pensa che sia una sua scusa per non concedersi. Il giorno dopo sente alla radio dell’omicidio di una studentessa, compagna di classe di Elizabeth, e torna sul luogo del delitto dove però la polizia si accorge della sua presenza e lo inserisce nell’elenco dei sospetti. Dopo la morte di altre ragazze, tra le quali la stessa Elizabeth, il professore è escluso come indiziato e decide di interessarsi al caso. Addentrandosi nella vita privata delle giovani vittime egli scopre un torbido giro di ragazzi ed esperienze saffiche tra loro, ma soprattutto dell’esistenza di una ragazza, Solange, alla quale è successo qualcosa in passato ed alla quale tutte le morti sembrano collegate. Grazie all’aiuto dell’intero corpo di polizia di Scotland Yard, il professore ed il commissario troveranno il colpevole: il preside della scuola, padre della sfortunata Solange, che era riuscito a scoprire cosa c’era dietro la regressione mentale di sua figlia ed aveva scoperto un aborto che l’aveva traumatizzata e nel quale tutte le vittime erano coinvolte. Il preside si toglie la vita davanti al professore lasciando una confessione scritta.     

Trasferta inglese per il regista Massimo Dallamano che realizza un giallo controcorrente e piuttosto riuscito, anche se il termine controcorrente, in questo caso, è sinonimo purtroppo di reazionario visto che il regista sembra aver voluto assumere una posizione d’accusa (il trauma della ragazza) nei confronti di un gesto, l’aborto appunto, in quel periodo al centro delle rivendicazioni sociali, soprattutto femminili (la legge sull’aborto si ottenne in Italia però solo nel 1978). Sono, infatti, giovani donne le vittime dell’assassino, in un primo momento camuffato da religioso bigottismo cattolico (la scuola è una scuola cattolica e l’assassino si traveste da prete), che poi si scopre essere il padre stesso della ragazza. Anche la modalità d’esecuzione (un coltello fra le gambe delle vittime), oltre a mantenere un carattere misogino tipico del thriller all’italiana, sembra celare una sorta di monito che forse, nel periodo in cui la pellicola uscì, può aver avuto effetto su qualche ragazza (se si considera soprattutto che il target di queste pellicole era spesso popolare). A parte questo elemento (comunque non da poco) bisogna dare atto che il film non è brutto e che la sceneggiatura non è contraddistinta dai soliti tanti buchi (del regista e Bruno Di Geronimo), anche se qualche espediente non è così originale, come l’inizio per esempio, ripreso chiaramente da L’uccello dalle piume di cristallo (1970) di Dario Argento, nel quale si assiste all’omicidio ma si è perso qualche dettaglio che solo più in la guadagna il giusto spazio e sembra avviare verso la soluzione. Divertente e d’effetto l’uso di far uscire il nome della ragazza traumatizzata, Solange (che dà titolo al film) solo dopo metà della pellicola, quando cioè si mostra necessario dare una sferzata alle indagini ed aprire una nuova strada che abbia l’effetto di incuriosire lo spettatore. Anche la posizione della moglie del professore, Herta Rosseni, dapprima raccontata come possibile assassina e poi trasformata in complice del marito nelle indagini, ha qualcosa di efficace a livello strutturale ma qualcosa d’inquietante a livello narrativo: la famiglia si ricompone nonostante il tradimento, ed è sulla donna che si posa la mano di Solange, come se il personaggio di Herta Rosseni possa essere rappresentare una sorta di castità morale e famigliare. La sequenza migliore del film è l’omicidio di Elizabeth nella vasca da bagno, girato quasi tutto con la soggettiva dell’assassino e davvero efficace. Scorrendo fra i titoli di testa, infine, compaiono i nomi di Ennio Morricone alle musiche (dirette da Bruno Nicolai), del futuro regista Aristide Massaccesi (Joe D’Amato) come direttore della fotografia, e tra le attrici Camille Keaton, nipote del celebre Buster Keaton [i], e che nel film è proprio Solange. Nude per l’assassino (1975) di Andrea Bianchi, utilizza lo stesso movente (l’aborto) per giustificare una catena di omicidi compiuti in un atelier.

 

 

Bucci Mario

videodrome76@hotmail.com



[i] Paolo Mereghetti. Dizionario dei film 2000. Baldini & Castoldi