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La città dei mostri - The haunted palace
Anno: 1963
Regista: Roger Corman;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 13-07-2004


La grande guerra

La città dei mostri. Roger Corman. 1963. USA.

Attori: Vincent Price, Debra Paget, Lon Chaney Jr., Elisha Cook Jr.

Durata: 85’

Titolo originale: The haunted palace

 

 

New England. XVIII secolo. Joseph Kerver è accusato dalla cittadinanza di Arkhan di stregoneria ed è bruciato vivo. Prima di morire però egli maledice tutti gli abitanti. Nel 1875, 110 anni dopo, si presenta nel paese Charles Dexter Ward accompagnato da sua moglie. Egli è un diretto discendente di Joseph ed è in paese perché ha ereditato il castello di proprietà di quello. I cittadini sono ostili e solo il dottor Willer si mostra comprensivo nei confronti dei due stranieri e contrario alle credenze ed al pregiudizio con il quale la coppia è accolta. Giunto nel castello però Charles rimane colpito dallo sguardo del suo avo, ritratto in un quadro, e man mano che passano i giorni alla sua personalità si sostituisce quella del defunto. Ad aiutarlo in questo cambiamento è soprattutto Simon, uno dei due aiutanti che da tempo aspettava il ritorno di Joseph. Intanto sua moglie avverte questo cambiamento d’umore e di comportamento del marito, e ne parla con il medico giunto al castello per informare la coppia che la notte prima, presso il cimitero del paese, è stata trafugata la tomba dell’amante di Joseph. Dopo repentini cambi di volontà, Charles, ormai sostituito dalla presenza di Joseph nella sua mente, decide di andare fino in fondo ed allontana la moglie dal castello per dedicarsi alla vendetta. In paese, infatti, due discendenti di coloro che lo avevano bruciato muoiono in circostanze che spingono il resto della popolazione a temere l’uomo ed a preparare una marcia contro di lui. In ultima istanza Charles\Joseph ottiene di far allontanare la moglie dal castello e riesce a portare in vita l’amante deceduta. Il dottor Willer e la moglie di Charles, giunti in città, tornano al castello per trarre in salvo il marito dal quale si sta dirigendo la popolazione con l’intenzione di ucciderlo. Medico e moglie scoprono un passaggio segreto che li conduce fino all’altare satanico ma vengono scoperti da Joseph\Charles, accompagnato dall’amante e dai suoi due servi. L’uomo cerca di immolare al demonio proprio la moglie ma l’ingresso del popolo nel palazzo, che per prima cosa brucia il quadro che ritraeva l’avo satanico, riesce a far tornare in sé Charles. Con coraggio, tra le fiamme che ardono l’intero castello, il medico riesce a salvare la coppia Ward.

Ispirato alle arie malsane di Edgar A. Poe (a The haunted palace, come dice il titolo originale), ma soprattutto a Lo strano caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovercraft, Corman realizza l’ennesimo omaggio alla letteratura classica dell’orrore, questa volta con meno humour e maggiore suspence. Attraverso una trama certo non originale nel suo svolgimento narrativo, il regista riesce comunque a tracciare diverse tematiche non secondarie al testo principale: tema dell’estraneo, della superstizione e del pregiudizio sono i principali argomenti trattati in questa pellicola. Sebbene non siano dichiarati, i riferimenti al Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson sono chiari nel repentino cambiamento del personaggio principale interpretato da un meraviglioso Vincent Price (Charles\Joseph). Attraverso il doppio nel personaggio, il parallelismo tra castello (…vecchio come il peccato…) ed il paese Arkhan riesce sicuramente più facile. Dotato di pochi e poveri mezzi, il regista affonda la trama in un ambiente tetro ed ostile, costellato di lampi, tuoni e fulmini e immerso in una coltre di nebbia dalla quale nessuno sembra in grado di emergere. Importanti i movimenti di macchina: in mancanza d’effetti speciali e potenti mezzi, Corman costruisce tensione attraverso un falso pedinamento dei soggetti in campo (la m.d.p. che avanza dall’esterno della casa, non è una soggettiva anche se tale appare, ma in questo movimento lo spettatore s’identifica, come fosse letteralmente spinto a guardare). La pellicola figurativamente si apre e conclude nello stesso punto, sotto quell’albero dove l’avo muore tra le fiamme e il discendente (solo all’apparenza definitivamente lontano dal male) è fatto salvo dalla scienza (il medico) e dall’amore (la moglie). Davvero angosciante il gruppo d’uomini deformi che sembra aggredire la coppia Ward in strada: un nuovo modello di mostri, non più legati alle modifiche della natura, come quelli descritti in Freaks (1932) di Tod Browning, ma figli mal riusciti dell’incontro tra il male e la colpa: l’omicidio, che per Corman non rimane impunito nemmeno dal tempo. Per il critico Enrico Ghezzi La città dei mostri è il film di Corman più chiaramente non da Poe, lovecraftiano quindi, ma che si rivela esattamente “poesco” fino alla fine, né poteva essere diversamente, con un titolo così decisivo [i]. Molto belli titoli di testa con un ragno che tesse la tela ed una farfalla che vi rimane imbrigliata. 

 

 

Bucci Mario

videodrome76@hotmail.com

 



[i] Enrico Ghezzi. Paura e desiderio. Bompiani