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La donna che visse due volte - Vertigo
Anno: 1958
Regista: Alfred Hitchcock;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 04-12-2003


La grande guerra

La donna che visse due volte.  Alfred Hitchcock. 1958. U.S.A.

Attori: James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes, Henry Jones, Tom Helmore

Durata: 128'

Titolo originale: Vertigo

 

 

Dammi la mano. Con questa prima frase incomincia il percorso di Scottie nella perfetta struttura narrativa di Vertigo (titolo originale e concretamente più vicino alle intenzioni del film), mentre appeso alla grondaia di un palazzo, rischia di morire durante un inseguimento sui tetti. Capolavoro cervellotico di Hitchcock, maestro indiscutibile delle angosce, che preferisce porre in secondo piano l’aspetto delittuoso del racconto per puntualizzarne altri. Eccezionalmente colorato, avanguardia quasi della psichedelica (cambi di colore e sogni ai confini del profondo onirismo) la storia è incentrata sulla figura di Scottie, il bravissimo J. Stuart, più che sull’immagine glaciale della bella K. Novak, la donna alla quale la versione italiana del titolo fa riferimento.

Sembra, che al maestro Hitchcock interessi maggiormente studiare ed approfondire l’odissea dell’ex poliziotto Scottie nei meandri tortuosi del contrastato rapporto amore\morte che circonda la donna che deve pedinare su richiesta del marito, piuttosto che l’uxoricidio che si svela a metà racconto.

Una tremenda storia d’amore, come quella che la compagna di Scottie non riesce mai a vivere; un rapporto tra i due protagonisti che si sdoppia continuamente e che il regista moltiplica su piani diversi, attraverso l’uso degli specchi o dell’ombra sul viso di Judy Barton\Madelenine.

La vertigine di cui soffre Scottie altro non è che l’abisso delle debolezze dell’uomo, le vertigini che si accoppiano con il bouquet del ritratto sul quale Madelenine si sofferma, o che rivivono nell’acconciatura della Novak o che fanno da sfondo ai sofferti baci dei protagonisti (con la macchina da presa che costantemente gira ed avvolge i corpi con volteggi di scenografia che cambiano nell’arco di un bacio). È una passione eccessiva, adultera, quella che è raccontata, e non a caso il rimorso che colpisce i protagonisti s’incarna e si manifesta nella suora che all’ultima scena, dopo aver provocato il suicidio (vero questa volta) di Judy Barton, chiede che Dio ne abbia pietà.

Il regista appare come passante davanti ad un negozio. Ripensando a quelli che per l’epoca erano grandiosi titoli d’apertura, mi viene in mente anche l’unico momento in cui Scottie ritorna alla realtà, per poi rifuggire verso l’accecata passione, quando vede il gioiello al collo di Kim Novak, sulle scale della torre, e le insegna che non si tengono mai i ricordi di un delitto, sprofondando poi di nuovo, in preda al delirio di vertigini, sommerso dall’immagine di un amore eccessivo, perso, ma del quale non vuole disfarsi. Colonna musicale di Bernard Herrmann.

Capolavoro drammatico tratto dal romanzo D'entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac. Restaurato nel 1997.

 

 

Bucci Mario

        videodrome76@hotmail.com