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Pulizie di Pasqua

Elki Bilal

Abbiamo già visto una Soluzione Finale insanguinata dai carri armati imperialisti in un'altra grande capitale dell'Europa Orientale: 1968 la Praga di Jan Palack e Alexandr Dubcek, ma anche di Vera Chytilova, l'autrice di Praga, agitato cuore d'Europa e delle Allodole sul filo di Jiri Menzel, lo stesso caustico anti-militarista della favola cinica Il soldato molto semplice Ivan Chonkin. Speriamo che anche in questo caso si tratti dell'inizio della fine dell'unica potenza imperialista rimasta.

La morte di Baltazar di Jiri Menzel



Dusan Makavejev

    _ Franjo Tudjman, grande protetto del papa slavo, che ha scatenato tutto questo immane conflitto balcanico riconoscendo l'indipendenza della Kroatia per primo, il Presidente ex-criminale di guerra ha eliminato ogni opposizione, censurato e smantellato ogni fonte di informazione non allineata al regime, riesumato i vecchi arnesi ustasha della collaborazione con Hitler come Ante Pavelic (gli omologhi croati dei cetnici serbi, entrambi combattuti dalla resistenza anti-fascista di Tito, che alla fine del conflitto contò 1 milione e 750.000 morti per mano nazionalista) e partecipato alla decimazione della popolazione ex jugoslava alla pari dei suoi simili Milosevic e Izetbegovich. Sarajevo è già stata distrutta non solo per mano serba (le immagini del mercato che servirono per dirottare l'indignazione contro i serbi si scoprì poi che erano da ascrivere ai musulmani bosniaci), Beograd sta subendo bombardamenti paragonati alla Dresda di Mattatoio nÉ5, ... e Zagreb? Chiaro che non vogliamo nuove uccisioni, al contrario devono finire quelle in corso: Belgrado come Zagabria.

Non si hanno immagini conosciute che documentino sotto forma di film l'orrore del regime nazista di Tudjman (come sempre il totalitarismo impedisce il sorgere di forme d'arte), ma sarebbe importante rivedere i film di Dusan Makavejev, animatore del gruppo di Onda Nera negli anni sessanta (nessuno dei cinquanta appartenenti al movimento sciolto dal regime nei '70s, ha mai fatto parte di alcuna organizzazione nazionalista e tutte le etnie vi erano rappresentate), o il film macedone di Milcho Manchevski Po Dezju (Prima della Pioggia), prima che venga definitivamente distrutta la cineteca di Belgrado, già duramente colpita dai bombardamenti chirurgici degli alleati: probabilmente per la NATO è importante far scomparire ogni memoria della Federazione di etnie jugoslave e quindi la cineteca è un obiettivo strategico.




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_ Il palazzo del Presidente dell'Indonesia per i fatti di Timor est e lo sterminio degli studenti dissidenti perpetrato con il placet degli USA e del FMI la scorsa estate è un altro bel bersaglio. Ho visto io stesso i metodi dittatoriali del regime di Giakarta, ma ancora meglio li ha documentati Peter Weir in The Year of living dangerously

Un anno vissuto pericolosamente

Zhang Yimou

    _ Sulla stessa falsariga e sempre in estremo oriente si trovano gli assassini di Tien Han Men, che fanno affari con tutti i paesi della NATO. L'operazione chirurgica in quel caso sarebbe davvero facilissima, persino per gli americani: basterebbe bombardare la città proibita, abitata soltanto dai mandarini del potere del Partito Comunista Cinese, un potere cieco alla luce delle Lanterne Rosse.

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Molti film corredano il lungo elenco di sofferenze, documentate da las Madres de Plaza de Mayo: La noche de lapiches di Hector Olivera, La morte e la fanciulla di Roman Polanski, Sofia di Alejandro Doria, El poder de las tinieblas di Mario Sabato, Buenos Aires Viceversa di Alejandro Agresti, che rinverdivano i fasti di La hora de los Hornos del Grupo Cine Liberacion

_ Altra epoca, altro quadrante mondiale: una bella Norimberga per Videla e i suoi accoliti sarebbe la benvenuta. Una cifra per difetto indica in 40.000 le vittime del regime argentino (il Proceso militar) tra il '76 e l'82, con i desaparecidos lanciati dall'aereo vivi in bocca agli squali e con l'unico paracadute della benedizione di Mons.Pio Laghi, nunzio apostolico colluso con i generali golpisti al punto da giocare a golf con loro, come Clinton, quando deve rilassarsi tra una fase e l'altra del suo personale sterminio di genti slave. Molti film corredano il lungo elenco di sofferenze, documentate da las Madres de Plaza de Mayo: La noche de lapiches di Hector Olivera, La morte e la fanciulla di Roman Polanski, Sofia di Alejandro Doria, El poder de las tinieblas di Mario Sabato, Buenos Aires Viceversa di Alejandro Agresti, a riverdire i fasti di La hora de los Hornos del Grupo Cine Liberacion

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_ Per zone come il Perù dell'assassino Fujimori o la oscura Bolivia dei tanti golpe, basti dire che la lingua Quechua è fuori legge come quella Kurda ed un film vecchio di più di trent'anni riesumato ogni tanto da volenterosi ricercatori ce lo ricorda nel suo bianco e nero di sogno (Sangue di Condor)

_ Pinochet è facilmente reperibile e giustiziabile. Lussuosa villa nei pressi di Londra.

Chi meglio di Littin con il suo sberleffo al potere sanguinario del peggior fascista ancora vivente e con il suo poco visionato film, Acta general de Chile, può documentare gli orrori dello Stadio di Santiago, voluti dalla CIA nel settembre del 1973 e durati un quarto di secolo (ancora oggi non sono ristabilite le libertà politiche essenziali).

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_ Altrettanto facile rendere giustizia al popolo maya chiapaneco intervenendo nello Zocalo del Distrito Federal, facendo felici i fratelli della Foresta Lacandona e spiegando a Zedillo quali sono i diritti umani.

Men with guns: lo splendido testo proposto da Sayles.

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Antonio das Mortes

_Concludiamo i molteplici obiettivi offerti dalla terra latino americana, dolente per la sua vicinanza con il mostro statunitense, che considera il continente "our backyards" (il nostro cortile di casa), con i protettori della lobbies dei latifondisti che sterminano i Sem Terra del Brasile: essi sono meno facilmente rintracciabili, ma sarebbe sufficiente intervenire su alcuni di questi esponenti della lobbies che possiede tutta la terra brasiliana per educare cento di questi assassini e sfruttatori di povera gente.

The Emerald Forest di Boorman è un brutto film che però almeno scopre il velo di omertà sul genocidio degli indios in Amazonia.

Meglio pensare ai vecchi film di Glauber Rocha ed evocare lo spirito di Antonio das mortes per dare voce ai diseredati di Sem Terra (L'unico ordigno per combattere l'arroganza dell'Occidente e della NATO è l'immaginario popolare che crea questi giustizieri invincibili). Non che siano mancati i ribelli in carne ed ossa, come descritto in Quattro giorni a settembre di Bruno Barreto.

Primo film Kurdo

_ Ancora più difficile è isolare il gruppo di pazzi che fomentano la pulizia etnica dei Kurdi, da ottant'anni gasati, stuprati, incarcerati: sono milioni di quella etnia i profughi (non "razza" come dice D'Alema a reti unificate, che evidentemente non ha letto Ben Jalloun)

Ein Lied fur Beko è il primo film in lingua kurda.
Potenti sulla questione sono anche i film di Güney in generale e Il Muro in particolare.
Gunese Yolculuk, ossia Viaggio verso il sole, di Yesim Ustaoglu è l'ultima pellicola dedicata alla questione Kurda e presentata a Berlino

_ Meno difficile centrare il palazzo del monarca marocchino, dal '74 aguzzino del popolo Saharawi (il Fronte Polisario avrebbe sicuramente la precedenza rispetto al neonato uck, se esistesse davvero un diritto internazionale)
Una storia Saharawi di Martone e il video del manifesto Voci distanti dal mare saranno il viatico giusto per le operazioni NATO che dovranno portare la giustizia alle popolazioni del deserto, in attesa da anni del referendum sulla loro indipendenza, indetto più volte e mai svoltosi

_ I Talebani poi sono uno sconcio che urla vendetta: tutte le donne del mondo dovrebbero avere la possibilità di umiliare quegli omettini, che si permettono di stravolgere le condizioni di vita di metà della popolazione dell'Afghanistan (le donne) sotto l'egida degli americani, ben contenti di poter isolare l'orso russo con una cortina di oscurantismo irrazionale.

Il medioevo in cui sono sprofondate quelle popolazioni deve ringraziare i due imperialismi, quello sovietico prima e quello di Rambo 3 poi.

 

_Già che siamo in Medio Oriente non possiamo dimenticare le sofferenze che la memoria a senso unico dei sionisti ha infierito alle genti palestinesi e a tutta la zona, imponendo la visione biblica ed espansionista di Eretz Israel
Amos Gitai e West Beyrouth saranno le nostre guide








_ Non parliamo poi degli sgozzamenti algerini: ormai tutti sanno che in buona parte sono sovvenzionati dal governo, eppure a nessuno per fortuna passa per la mente di attaccare la qasbah del paese maghrebino.

Touchia di Benadj è un recente esempio di vitalità di quella cinematografia.

_ E i meninos da rua di Maputo?
Solo perché sono neri e non biondi come i kosovari sono meno commoventi?

Comedia Infantil

Sissako, La vie sur terre

_ Pochissimi anni fa in Ruanda ci fu un bagno di sangue che produsse milioni di cadaveri, rese le acque dei fiumi più rosse del mare normanno di Spielberg: Emma Bonino era tranquilla a Bruxelles, non faceva la pasionaria. Perché? Erano solo neri? O il suo fiero anticomunismo, auspicabile, ma condivisibile solo se accompagnato da un altrettanto fiero antifascismo, non era solleticato da un massacro ispirato da lotte di interessi tra francesi e americani, impegnati a spartirsi l'Africa, uccidendo Utu e Tutsi?

Tutti i film di Sarah Maldoror potrebbero aiutare a comprendere il ruolo di macellai che abbiamo avuto in ogni piega della storia africana degli ultimi cinque secoli; ma a questo proposito non scherza neanche il vincitore del 9É Festival del cinema africano di Milano Abderrahmane Sissako

_ Passando poi ai paesi "civili e moderni": mi ricordo di una discussione nel backpacker di una Cape Town liberata della vergogna dell'apartheid. Dopo essere andati in una township (mai gli americani pensarono di bombardare Pretoria, perché?), ancora scossi ne parlammo con il nostro accompagnatore bianco di origine italiana responsabile dell'ostello, che ebbe un compito estremamente facile a dimostrare come noi tutti, prima di indignarci per quello che avevamo visto, dovevamo pensare ai nostri colonialismi (i neozelandesi dovevano pensare al genocidio dei Maori, il chicagoano aveva ancora sulla coscienza i pellerosse ed i canadesi i nativi delle foreste, i francesi gli stermini dell'Africa francofona, noi i gas sugli etiopi, quelli negati da Montanelli. Non parliamo poi degli inglesi o degli olandesi...i portoghesi pensavano ancora agli affari sfumati con la fine della tratta degli schiavi)

Il cinema si è incaricato di rendere kolossal la storia di Steve Biko in Cry Freedom e di romanzare la vita dei bianchi più illuminati in Un mondo a parte: il nuovo Sud Africa non ha ancora sfornato memorie filmiche, ma ha mostrato civiltà ben maggiore degli elicotteri Apache di Clinton con la Commissione presieduta da Tutu.

_ Da ultimo il pentagono dovrebbe decidere l'eliminazione della Agenzia stessa che ha ordito i massacri in Salvador e Nicaragua: il braccio destro di Oliver North (ricordate lo scandalo Iran/Contras?) è uno dei responsabili delle operazioni di questi giorni, quell'intervento in Centro America contro la rivoluzione sandinista fu orchestrato nello stesso modo in cui gli americani sono intervenuti in Kosovo: si inventarono un'organizzazione inesistente come l'Uck, la finanziarono e poi colsero il pretesto per far mostra della loro forza, allora per dimostrare che nulla poteva avvenire contro la volontà statunitense, ora con lo scopo di umiliare la nuova Europa balbettante.

Ci fu un film di Roger Spottiswoode abbastanza famoso all'epoca della sua uscita (1983) Sotto tiro, ora non si riesce a rintracciare neanche nel web un'immagine meno slavata di questa per consentirne una futura memoria

 

Ancora una domanda: dove erano due anni fa i bombardieri invisibili, quando metà Belgrado e la allora sconosciuta Radio B92 erano in piazza per rovesciare il governo del macellaio Milosevic? Perché nessuno sostenne quel movimento popolare di milioni di persone per settimane in piazza minacciate dalla stessa polizia ora giustamente indicata come assassina?

Quel movimento non fece a tempo a produrre film, ma i bombardamenti subiti da abitanti inermi e innocenti di Belgrado in questi giorni così simili a quelli nazisti del 1941, ricostruiti da Kusturica in Underground, rendono obbligatorio il riferimento al film del grande regista di Sarajevo. Mentre in occidente sono stati occultati i film sul conflitto in Bosnia come Black Kites di Jo Andres, 26 angosciosi minuti ricavati dal diario di guerra che l'artista Alma Hajric tenne durante l'assedio di Sarajevo o il film sul campo di concentramento serbo ad Omarska girato da Mandy Jacobson e Karmen Jelincic, Calling the ghosts.

 

Evidentemente indicare dei bersagli è una provocazione: sarebbe un'azione terroristica uccidere il Presidente del Burkina Faso, usurpatore e assassino del Presidente Sankara; evidentemente la lotta armata non paga, è sbagliata ed è stata sconfitta sempre. Ma allora perché non è così evidente la criminalità di operazioni terroristiche come il bombardamento di intere città? Servirebbero per fermare i massacri? Ma così sono proseguiti con maggiore intensità, e allora cosa c'è dietro a questo odio scatenato da pazzi scriteriati, affetti da sindrome da onnipotenza acquisita da entrambe le parti?