Per tutto il film Ferrara stempera nello scherno la tensione dell´atteggiamento oracolare di Kathy e lo applica proprio ai temi che più gli stanno a cuore: l´assoluzione liturgica promette la vita eterna, che per lei, conscia dell´inganno dell´apparenza dell´Essere, è il vero incubo, quindi la Chiesa opera contro il Bene; la data di morte sulla tomba di Kathleen Conklin è ovviamente il primo novembre; per aggiungere dissacrazione all´esposizione del male di vivere, i saggi di cui si sussurrano brani offrono il destro per altro scherno: da Protagora (¨Uomo misura di tutte le cose¨) a Feuerbach (¨Non è l'indifferenza di fronte all'orrore che andrebbe studiata, quanto piuttosto lo stupore innaturale di fronte alle espressioni del Male¨). Non si riesce a ricostruire con precisione fino a che punto Ferrara sia realmente preda di misticismi e quanto piuttosto usi la tradizione cattolica, perché è il più grottesco serbatoio di situazioni al limite del metafisico a disposizione del suo surrealismo - cerebrale e mai gore - sebbene spesso intollerabile, se si aderisce totalmente alla cupezza della visione (fin dal Bad Lieutenant).
Si direbbe che il regista scopra quanto poca ragione di Essere abbia la metafisica, se non per testimoniare la propria inesistenza e così si renda conto di quanto in questa operazione sia efficace la subdola azione della liturgia religiosa con i suoi simboli accattivanti; e soprattutto quale utilità nel linimento e nella copertura del vuoto ci sia nei sensi di colpa. Infatti l´ipocrisia di questi ultimi è il motore del film: dalla loro sparizione prende forza l´assunto della tesi della laureanda.
E contemporaneamente proprio di lì forse la disperazione trae forza per non impedire l´eccitazione, il desiderio di travolgere lo schermo della mimesis. Di andare al di là del bene e del male