«Parlo con lei! Mi guardi! Proprio lei, sì! L'orrendo mostro che ha assassinato Lupe Quintana! Mi Ascolti!»
Era la voce di Ana Espinosa attraverso il televisore di Fernando Castelli.
Fernando non poteva crederci.
Era un mezzogiorno qualsiasi. Era tornato a casa per cambiarsi d'abito, per prepararsi a andare alla Todofilm. Aveva aperto una Coca-Cola, si era lasciato cadere, non senza una certa stanchezza, nella sua poltrona preferita e aveva cominciato a fare zapping con il telecomando. Poiché non sopportava né Mirtha né Susana - stelle di primo piano nel panorama argentino della comunicazione - si era rifugiato, quasi inconsapevolmente, in quel telegiornale insignificante, in quel telegiornale senza share di un canale senza share, in quel telegiornale che, almeno, non era ampolloso né truculento, in quel telegiornale da cui, ora, quella strega esaltata gli lanciava una sfida veemente, insultante.
Fernando non poteva crederci.
(Los Crimenes de Van Gogh,
di José Pablo Feinmann, 1994,
trad.it. di Gina Maneri, Cinebrivido
Marcos y Marcos, Milano 1998, pag. 87) |
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