Quando mi trovai per la prima volta di fronte all´oceano rimasi sgomento. Lì, fra due alti picchi (l´Huilque e il Maule) si dispiegava la furia del gran mare. Non erano solo le immense onde spumeggianti che si levavano molti metri sulle nostre teste, ma un fragore di cuore colossale, il palpito dell´universo.
Lì la famiglia disponeva tovaglie e teiere. Il cibo che portavo alla bocca mi si riempiva tutto di sabbia, ma non me ne importava gran che. Quello che mi terrorrizzava era il momento apocalittico in cui mio padre ci ordinava il bagno di ogni giorno. Lontani dalle ondate gigantesche, l´acqua spruzzava mia sorella Laura e me con le sue sferzate di freddo. E credevamo tremando che il dito di un´onda ci avrebbe trascinato fino alle montagne del mare. Quando ormai, battendo i denti e con le costole illividite, mia sorella ed io, tenendoci per mano, ci preparavamo a morire, suonava il fischio ferroviario e mio padre ci ordinava di uscire dal martirio.
...

Ora vi racconterò una storia di uccelli. Sul lago Budi cacciavano con ferocia i cigni. Gli si avvicinavano silenziosamente sulle barche e poi rapidi, rapidi remavano ... I cigni, come gli albatri, si alzano difficilmente in volo, debbono correre, scivolando sull´acqua. Sollevano con difficoltà le loro grandi ali. Li raggiungevano e li finivano a bastonate.
Mi portarono un cigno mezzo morto. Era uno di quei meravigliosi uccelli che non ho mai pił rivisto al mondo. Il cigno dal collo nero. Una nave di neve dal lungo e flessuoso collo come inguainato in una stretta calza di seta nera. Il becco arancione e gli occhi rossi.
Fu vicino al mare, a Puerto Saavedra, Imperial del Sur.
Me lo diedero quasi morto. Lavai le sue ferite e a forza gli caccia in gola pezzettini di pane e di pesce. Rigettava tutto. Ma poco a poco si riprese, e cominciò a capire che ero suo amico. E io cominciai a capire che la nostalgia lo stava uccidendo. Allora prendevo il pesante uccello fra le braccia e lo portavo al fiume. Nuotava per un po´, vicino a me. Io volevo che pescasse e gli indicavo i ciottoli del fondo, le sabbia su cui scivolavano gli argentei pesci del sud. Ma lui guardava con occhi tristi la distanza.
Così ogni giorno, per pił di venti, lo portai al fiume e me lo riportai a casa. il cigno era quasi grande come me. un pomeriggio se ne stette più sulle sue, quasi assorto, nuotò vicino a me, ma non si distrasse ai gesti con cui volevo insegnargli di nuovo a pescare. Se ne stette tutto quieto e io lo presi di nuovo tra le braccia per riportarlo a casa. Allora, mentre me lo tenevo contro il petto, sentii come se si stesse srotolando un nastro e qualcosa, come un braccio nero mi sfiorasse il viso. Era il suo lungo e sinuoso collo che ricadeva così imparai che i cigni non cantano quando muoiono.
(Confieso que he vivido. Memorias,
di Pablo Neruda, 1941,
trad.it. di Giulio Stocchi e Savino D´Amico, Confesso che ho vissuto
Mondadori, Milano 1975, pag.23)
Biografia di Sepulveda