All´alba i giapponesi non avevano ancora finito di caricare a bordo balene morte. Li vedemmo issarne sulla nave una ventina, una dopo l´altra, e avevano lavorato tutta la notte senza sosta, per cui è impossibile sapere esattamente quamte ne hanno uccise. L´acqua della penisola puzzava di sangue e da tutte le parti fluttuavano brandelli di pelle.
Sentii che ero arrivato alla fine di un lungo viaggio. Ormai non mi restavano da vedere altre infamie. Pensai di sbarcare a terra Pedro Chico e di lanciarmi a tutta velocità con il Finisterrae contro la sala macchina del Nishin Maru. Ho cinquecento litri di combustibile a bordo che fanno una bella molotov. Pedro mi lesse nel pensiero e per la seconda volta mi parlò come un estraneo: «No, padrone. Io sono di queste acque più di lei». E calò in mare la scialuppa .
Lo vidi remare verso il Nishin Maru, e quando lo raggiunse, i marinai cominciarono a buttargli addosso spazzatura, lattine, scarti, che Pedro rilanciava contro di loro senza riuscire a colpirli. Subito dopo presero a frustarlo con un potente getto d´acqua. I giapponesi ridevano mentre lo bagnavano, e Pedro dovette concentrarsi per mantenere a galla la scialuppa.
Io non sapevo, non potevo immaginare a cosa mirava rimanendo attaccato al Nishin Maru mentre i marinai addirittura glil orinavano addosso. Quello che accadde subito dopo lo vedrà domani, ma sarebbe stupido non raccontarglielo adesso.
A un certo punto, quando altre due manichette d´acqua si erano aggiunte alla baldoria e Pedro stava per affondare, acanto alla scialuppa emerse la schiena di una balena Calderón, che con grande attenzione spinse Pedro e la sua barca lontano dalla nave. Poi, obbedendo ad un richiamo che nessun altro uomo ha mai sentito in mare, un richiamo così acuto che lacerava i timpani, trenta, cinquanta, cento, una miriade di balene e di delfini nuotarono rapidi fin quasi a toccare la costa, per poi fare ritorno ancora più velocemente e sbattere la testa contro la nave.
Senza badare al fatto che ogni carica molti di loro morivano con le teste fracassate, i cetacei ripeterono gli attacchi, finché il Nishin Maru, spinto contro la costa, minacciò di incagliarsi. Lo portarono vicinissimo agli scogli, e c´era panico a bordo. Alcuni marinai insensati calarono delle scialuppe di salvataggio che appena toccarono l´acqua furono fatte a pezzi a colpi di coda. Altri li vidi cadere in mare durante le spinte. all´improvviso scoppiò un incendio a bordo, l´elicottero bruciò sul ponte di poppa e Tanifuji dette ordine di allontanarsi a tutta macchina, senza preoccuparsi per la sorte dei marinai che ancora si agitavano in acqua, e che furono implacabilmente massacrati dalle balene e dai delfini.
(Mundo del fin del mundo,
di Luis Sepúlveda, 1989,
trad.it. di Ilide Carmignani, Il mondo alla fine del mondo
Guanda, Parma 1997, pag.117) |
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