L'ufficiale manteneva una calma imperturbabile, mentre l'interlocutore gesticolava come se stesse per saltargli addosso. Costui era un noto cacciatore di foche, Pasqualini, di origini napoletane, famoso nella regione per le sue scorrerie e soprattutto per aver tirato fuori dalla prigione di Ushuaia Radowsky, l'anarchico che aveva liquidato il colonnello Falcón a Buenos Aires. protestava perché non lo lasciavano sbarcare nel punto che stavano attraversando.
Ma alla fine riuscì a convincere l'ufficiale e la nave rallentò l'andatura; con le macchine al minimo, Pasqualini calò in mare la sua canoa lunga non più di quattro metri, vi imbarcò un sacchetto di viveri, legò uno dei remi al banco di mezzo per usarlo come albero maestro, issò la velatura fatta con una coperta legata a un manico di scopa, sistemò l'altro remo come timone, si sedette a poppa e con uno stentoreo «addio» sciolse l'imbragatura e si allontanò per la sua rotta spinto dalla brezza del sudovest.
«Quello è un vagabnondo dei mari!» disse uno dell'equipaggio. «Vive per qualche tempo con gli indios e poi un giorno qualsiasi te lo vedi sbucare di fianco alla nave, ti costringe a fermare le macchine come ha fatto adesso, e imbarca il suo carico di pelli di nutria e di foca.»
(Tierra del Fuego,
di Francisco Coloane Cárdenas, 1941,
trad.it. di Pino Cacucci e Gloria Corica, Terra del Fuoco
Guanda, Parma 1996, pag.141)