Il capitano Fernández mi gridò qualcosa che non riuscii a capire, e portai d'istinto la mano alla fronte per ripararmi; mi aspettavo che la morte emergesse di colpo dal mare, ma non certo assumendo quella strana forma.
La mole biancastra s'avvicinò: aveva la forma squadrata di un piedistallo di statua e sulla sommità, visione terrificante, un cadavere, un fantasma, un uomo vivo, non riuscivo a stabilirlo, comunque qualcosa di inconcepibile, alzava un braccio indicando un punto in lontananza, nelle tenebre.
Quando fu più vicino, la figura umana divenne perfettamente distinguibile, in piedi, affondata nel ghiaccio fino alle ginocchia e vestita di stracci che fluttuavano al vento. La sua mano destra, tenuta in alto e irrigidita, sembrava dire: «Andatevene via da qui!» e indicare il cammino per allontanarsi.
Quando riuscimmo a scorgere la sua faccia, la prima sensazione sparì per far posto a un'impressione ancor più inquietante: i denti orribilmente scarnificati, fissi in un'eterna risata, sinistra, a cui l'ululato del vento sembrava dar voce, in un urlo atterrito di dolore e di morte, come strappato dalla corda di un gigantesco contrabbasso.
L'iceberg, con il suo singolare passeggero, ci passò accanto e, ormai vicino alla poppa, fece un giro su se stesso, spinto dal vento, e mostrò per l'ultima volta la visione terrificante del suo macabro equipaggio, che si perse nelle tenebre con la sua risata sarcastica, ululante e gutturale.
Di notte, la sinfonia del vento e del mare assume le tonalità della voce umana, dalla risata fino al pianto, tutta la musica delle orchestre, e per giunta, alcuni sordi mormorii, lamenti lontani e laceranti, voci che lambiscono le onde. Questi due grandiosi elementi, il mare e il vento, sembrano farsi piccoli per imitare latrati di cani, maigolii di gatti, confuse parole di bambini, donne e uomini, che costringono a ricordare le anime dei naufraghi. Voci e rumori che sanno riconoscere e ascoltare soltanto gli uomini che hanno trascorso molte notti di veglia sul mare, ma, quella notte, la sinfonia ci aveva fatto sentire qualcosa di più, qualcosa di simile all'angoscia inenarrabile che avvolge lo spirito quando si avvicina al mistero ... Era l'inspiegabile apparizione dell'iceberg!
(Cabo de Hornos,
di Francisco Coloane Cárdenas, 1941,
trad.it. di Pino Cacucci, Capo Horn
Guanda, Parma 1997, pag.44) |
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