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reportage da festival ed eventi, interviste e incontri
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Taormina Film Festival
Taormina, 6-13 luglio 2002

Diario

7 luglio

Ci crederete? Giornata tranquilla, tutto liscio, niente fischi e polemiche, niente risse… tranne quella del “buffet” per i giornalisti nella terrazza dell’hotel Timeo.

Il carissimo direttore Laudadio durante l’ultima conferenza stampa ha precisato che non si trattava di rinfresco ma di vero e proprio buffet. Ebbene gi verso l’una molti boccheggiavano per l’impazienza, gli umori dello stomaco, si sa, sono prepotenti. Sulla suddetta terrazza il primo “colpo basso” della giornata. Più o meno quaranta gradi e senza ombra, qualcuno subodorando il pacco si allontanava all’esterno, rinunciando alle poche olive e ai tocchi di formaggio che arrivavano a singhiozzo su un tavolino due metri per uno. Acqua come al solito più preziosa dell’oro.

Ma la parola d’ordine della giornata è stata “spot”. Prima le conferenze stampa, tutte sugli sponsor, da Lancaster ad Air One a Maggiore, è inutile che vi dica di bilanci o di marketing, comunque vi posso assicurare che tra il pubblico solo alcuni volenterosi riuscivano a seguire. Ma onore comunque a Laudadio che è riuscito a scrollarsi i finanziamenti pubblici almeno per il cinquanta per cento.

Lo spot della serata è stato comunque il film di Joel Schumacher. Dopo “Tigerland” Schumacher firma un’apologia totale della CIA. Ne sentivamo tutti il bisogno perché gli incubi di apocalissi e distruzione si manifestano sempre più chiaramente. Registriamo un cambiamento nelle nazionalità dei terroristi. A parte il fatto che appaiono sempre con la barba di tre giorni e con lo sguardo corrucciato e la mandibola potente alla Adriano Pappalardo, a prima vista certo non comunicano niente di buono; adesso sono afgani. Non manca la mafia russa sempre temibile per l’organizzazione dei traffici lucrosi ed illeciti. La paura dell’americano medio è adesso la bomba nucleare. Speriamo che al prossimo film, il regista non debba ulteriormente ridurre la visione dello skyline newyorchese, privo delle due torri. Resiste l’Empire State Building…

Andrea Caramanna

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