Il vezzo di abbondare con gli interventi in postproduzione

Sai cosa vuole il capo: almeno un primo piano in apertura di servizio

Il ritmo è a tratti troppo repentino per la sequenza in corso: se funziona quando le riprese sono ravvicinatissime - ad esempio sui volti del medico che diagnostica il tumore o durante la sosta nel locale per "scambisti", non è così per l'istante che inquadra i ragazzi down di cui si occupa il cooperante padre. Si sente troppo la presenza dei mezzi di riproduzione della realtà: funziona per ribadire la materia trattata, che già trae dalle più che intenzionali riprese di specchi quell'ipersemantizzazione volta a produrre saturazione (da cui scaturisce il vero senso di osceno), tuttavia diventa un'intrusione fastidiosa quando nell'inquadratura sono presenti miriadi di interventi registici che pilotano l'interpretazione dello spettatore, ai quali si aggiungono molteplici orpelli palesemente linguistici a frammentare ulteriormente il racconto e a introdurre nuovi livelli fruitivi.

Esempio di ipersemantizzazione di un'inquadratura

Contemporaneamente Ferrario esagera con gli stacchi sullo stesso piano di ripresa e con la macchina a mano per aumentare il disagio dello spettatore: un intento meritevole di applicazione ad un'opera di più radicale sperimentazione, mentre a tratti sembra che l'effetto in certi frangenti sia perseguito per se stesso, senza il suffragio del legame con la narrazione come invece capita nella maggioranza delle sequenze


no copyright © 1999 Expanded Cinemah Home Page No rights reserved