Le Ravissement de Frank’n’stein 1982 (9’30’’)

Logica evoluzione dei due precedenti percorsi analitici della realtà, che assomma elementi autoreferenziali: non a caso, visto che il metodo per accumulazione di elementi che vengono immessi nella serie può assomigliare alla creazione del mostro di Mary Shelley; bello a questo proposito il laboratorio da cui la carrellata prende l’avvio. Il riferimento cinematografico va a Whale per il bisogno di avere a disposizione una compagna, ma il fulcro è sempre quello della serializzazione, che in questo caso è ambientata in un interno metafisico; il movimento è in penetrazione attraverso porte, soglie e ambienti disadorni e spogli, che confermano l’influenza della pittura Metafisica sull’universo di riferimenti del pittore, che usa pochi tratti e due spazi: verso la fine della cavalcata che conduce all’incontro tra il "diverso" e la sposa la camera diventa un corridoio a volte arcuate, accentuando l’impressione gothic e inserendo figure che vengono incontro ancora indistinguibili (eppure somigliano molto alla figura della creatura). Fino all’urlo finale che relega nella solitudine il mostro. Interessante lo sviluppo della fusione tra banda musicale, affidata a sonorità chimiche, e flusso del movimento, discesa dei livelli della costruzione in cui si svolge questa odissea a tratti assimilabile ai lavori di Rybczynsky, con quella progressione ossessiva che diventa allucinatoria.