Hors Jeux, 1977 (6’)

Canone costantemente ripetuto in una serializzazione ripresa anche dalla musica. È come se intrappolasse un intervallo di tempo e questo subisse una coazione a ripetere che evoca L’Invenzione di Morel di Bioy-Casares, la differenza è rappresentata dai buchi attraverso i quali la serie si interrompe per dare vita senza soluzione di continuità ad un’altra situazione deliziosamente arrotolata su se stessa. Sembra risentire dell’influenza della Scuola dello Sguardo per quei passaggi improvvisi che sbloccano una situazione apparentemente infinita; il fascino della sua operazione è la possibilità di sfuggire da quella serie, che usava di nuovo il paradosso – questa volta tecnico - per riagganciare la sequenza: infatti il fatto che l’azione scorra sempre in una direzione fa sì che sfruttando un avvicinamento dell’attenzione al giocatore, lo isoli dal resto del campo e quindi per un attimo rimanga sospeso senza altri punti di riferimento che il proprio movimento e questo riavvita l’azione, riproponendo le situazioni appena mostrate. Altra influenza sembra essere quella di Norman McLaren.
Molto curata e deliziosa è la fattura, che scompone le membra degli atleti in segmenti dettagliati eppure minimali: in questo modo i calciatori sono facilmente scomponibili per venire rimontati come cestisti o giocatori di hockey nel secondo dei due passaggi che caratterizzano il film del regista svizzero.
Rispetto al film precedente sembra che l’intervento del programmatore oltre a imporre una regola logica che esula leggermente dalla percezione fenomenologica, avverta la presenza di altre varie regole logiche sostenute dall’impressione che un movimento che si ripete viene percepito come movimento nel tempo. Questo produce variazioni, anche esilaranti come il cestista che rimbalza al posto della palla per un minimo spostamento della norma fisica; ancora più marcata è la funzione delle ombre da cui inizia il processo di trasformazione dei giochi: essi di nuovo rappresentano per eccellenza il regno della norma e della convenzione. Dunque il lavoro di S. risulta essere un segnale di quanto siano opinabili le convenzioni, persino quelle che regolano le leggi della fisica..