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Con questa elegante finzione di carrellata si evidenzia una delle caratteristiche della ricerca di Schwizgebel: quasi tutti i suoi film sono un velocissimo piano sequenza che nasconde nelle sue pieghe qualche trucco che inganna locchio. In questo caso il gioco sta nel proporre le figure che popolano il film attraverso una inclinazione di 45° dallalto e rendere impercettibile, senza stacco il momento in cui in particolare la figura muliebre sembra ripresa da davanti e quando invece dà la sensazione di essere inquadrata da tergo, quasi si fondono per un attimo le figure che hanno movimento proprio, pur appartenendo alla stessa entità infatti e come tali noi le cogliamo ci appaiono come scisse nella nostra percezione condizionata dal fatto che non possiamo sdoppiare noi stessi e quindi se il movimento del travelling è continuo e noi siamo lo sguardo che lo anima, allora è quella figura che si deve duplicare. Lo fa paradossalmente nel momento in cui invece si unisce, confondendosi addirittura con la propria ombra, apparendo nel fotogramma precedente come in avanzamento verso il nostro punto dosservazione, mentre in quello successivo si allontana. Una sensazione spaesante, che si mantiene per tutto il corpus dellartista elvetico, la cui ricerca è proprio diretta a rivelarci questi fenomeni della percezione. |