Baggage di Ruth Lingford, 1992

Riconoscibile un disegno garbato e incisivo fin dalle prime sequenze che possono apparire un po' troppo leziose: un party. Però evolvono poi in una direzione inattesa, non tanto per la scopata molto ben allusa esplicitamente senza trascendere nel pornografico, pur mantenendo un discreto grado di sensualità, nonostante la stilizzazione tratteggiata in modo quasi evanescente: si sfrutta il movimento dei corpi per trasmettere erotismo, fino a ridurre la libidine ad una sola linea che racchiude in sé la passionalità del momento dell'incontro carnale, che produce ... un bimbo. Di lui si colma lo schermo, con un senso di soffocante riempimento: l'intero disegno si gonfia per l'invasione dello spazio operata dall'escrescenza, che però si converte in una bolla di tenerezza, fatta di coccole sulla poltrona.
Il bello è che il disegno non subisce enormi variazioni dal suo tratto iniziale, apparentemente essenziale: una linea che si evolve secondo un movimento sinuoso e avvolgente fino a riempire il quadro e poi svuotarlo: un affluire di maternità, che defluisce senza svuotare lo schermo della sua tenerezza che avviluppa senza trasmettere eccessiva melassa zuccherosa, anzi solleticando i giusti centri sensoriali che riconciliano con la figura materna, affrancandola da stereotipi mielosi ed eliminando a priori l'aspetto angelicato: qui il concepimento ci viene mostrato come risultato di un'appassionata scopata, a cui assistiamo con dovizia di particolari, che esaltano le parti interessate dalla pratica.