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Hilary di Anthony Hodgson, 1994
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Un film a tecnica mista: disegno e pupazzi, mette in scena un pianista che inventa una strampalata storia di una principessa costellata di morti, matrimoni per forza e altre vicissitudini orripilanti: una fiaba moderna, che sortisce l'effetto antico ricercato di far addormentare la bambina per poter tornare ad occuparsi della composizione pianistica . Il film si compone anche tecnicamente di due momenti: quello reale con toni cupi, ingombro di oggetti in una casa che propone spesso in primo piano un pesce rosso, che gira nella sua boccia dando il ritmo alla storia, frenetico nelle sue rincorse o più calmo al momento di comporre; ed il momento fiabesco che vede i due personaggi arricchirsi di particolari che trasmigrano dall'universo narrativo - che permarrà esclusivamente verbale e quindi non troverà veste iconografica se non in quei parziali orpelli che penetrano la soglia del racconto - a quello della fantasiosa creazione ad uso infantile.
L'operazione interessante sta nel riuscire a mantenere desta l'attenzione sulle variazioni del disegno e sull'animazione dei pupazzi, quando la narrazione è invece affidata esclusivamente alla voce e quello che viene raccontato non trova riscontro nella banda visiva.
Si conclude come era iniziato: con un'immagine triste e luci soffuse sui toni blu malinconici, mentre la musica riprende il sopravvento sulla foné, restituendo spessore anche al disegno, che si era affidato molto durante la fiaba ai movimenti naturalistici dei due pupazzi.
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