Nata nel sud della Francia a Candon da padre della Guadalupa e madre francese nel 1939. Ha studiato cinema a Mosca, facendo l'assistente per Donskoj insieme a Sembène Ousmane, per poi lavorare nell'Africa lusofona e in Martinica, mantenendo sempre una adamantina militanza politica. Giunse al cinema da precedenti esperienze teatrali nella compagnia Les Griots; tra le sue opere si ricordano film di finzione docu-film e ritratti di pittori, scultori, cantanti e poeti.
Il suo esordio avvenne nel '68 con un corto algerino: Monangambee, tratto dallo scrittore angolano Luandino Vieira, seguito da tre mediometraggi del '71 (Des fusils pour Banta, Carnaval en Guinée Bissau, Saint Denis sur avenir). Del '72 è il primo importantissimo lungometraggio, anch'esso tratto da Luandino Vieira: Sambizanga, a cui seguiranno altri molti film fino a totalizzare venti prodotti in trent'anni di testimonianze delle lotte di liberazione del popolo africano: "Sono convinta che il cinema sia un'arte del presente, la sola arte dove bisogna vivere conil suo tempo. Penso che la cultura del domani non sarà rappresentata da un libro, ma dipenderà dai nuovi media. Per questo adesso bisogna prendere d'assalto la televisione. Bisogna restare attenti".
In Sambinzanga il camminare ha uno scopo: la lotta in Angola contro la dittatura portoghese. cinema militante, come quello di Gerima, fatto di pulsioni nervose e di appassionato furore che diventa film di guerra e di resistenza, carcerario e politico, ma soprattutto pronto a mettersi in viaggio, a non chiudersi e a ribellarsi alle sopraffazioni, come la moglie del militante incarcerato,la quale si mette in cammino con il bambino piccolo, attraverso brevi conoscenze e soste, silenzioso e doloroso, accompagnato da una camera a mano, pronta a raccogliere l'ostinazione e l'instabilità del personaggio femminile. Invidiabile la freschezza dello sguardo sia nella rappresentazione della rappresaglia dei militari, sia nelle scene di pestaggio, sia nelle movenze dei carcerati che puliscono il corpo del leader ucciso, che nelle riprese esterne di uomini che lavorano nella cava o sulla folla che osserva l'arrivo dei prigionieri.
La sua caratteristica è la capacità di lavorare in qualunque contesto, adattandolo al proprio metodo e forgiando il proprio atteggiamento alla contingenza: Aimé Césaire, le masque des mots (1987) attraversa i luoghi, muovendosi fra metrò vertiginosi che devastano spazi a cielo aperto, il verde della Martinica e le sale adibite a convegno: viene filmato un incontro sulla negritudine, captando dettagli e suoni detti e tradotti da corpi e orecchie, a cui si aggiungono reazioni ai margini; il risultato è una commistione di testi diversi (cinema, letteratura, poesia) mescolati in ogni fotogramma.