Intervista a Minerba
    La scintilla che accende la nona edizione del Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali Da Sodoma a Hollywood parte, come sempre, dalla passione per il cinema, ma anche e fortemente dalla necessità di salvaguardare un orizzonte culturale più ampio e cosmopolita, di difendere i diritti di una comunità marginalizzata, di onorare i tanti amici che ci hanno lasciato, la cui testimonianza e le cui voci echeggiano senza sosta nè sconti nei nostri sogni.
    Lo spietato scorrere del tempo e la fatica di vivere non hanno impolverato il nostro cuore, anzi cresce l´incrollabile fiducia in una ¨certa idea della ragione¨ contro i focolai della moderna intolleranza, che ha nel polacco che siede sulla Cattedra di S.Pietro uno dei suoi guardiani più intransigenti.
    Contro l´ipocrita voce del dogma ammantata dal sigillo dell´autorevolezza, contro tutte le voci del potere oppressivo, omofobico ed oppressivo, il Festival riannoda quest´anno un filo ideale che, dall´assassinio di Pier Paolo Pasolini avvenuto vent´anni fa sul litorale di Ostia, alla morte di Derek Jarman sopraggiunta lo scorso marzo, unisce le tante voci minoritarie del dissenso e della provocazione.
Ci conforta in questo l´espandersi di una produzione, soprattutto letteraria e cinematografica, dove il prevalere di una cifra lesbica e gay aggrega finalmente segnali di una più vasta solidarietà, di un´attenzione che da difidente si è fatta curiosa, partecipe, responsabile nelle scelte e nei giudizi, come dimostra l´eterogenea platea che affolla il nostro Festival.
Sta alla comunità lesbica e gay, e a tutte le minoranze che rendono ricca la definizione di ¨differenza¨, non chiudersi nei compiaciuti meandri di una segregazione che non avrebbe più ragione d´esistere, ma impugnare gli strumenti che consentano l´affermazione di una identità dignitosa e vitale.
Per continuare ad offrire questo sentiero di conquista, almeno nella nostra città, almeno nel nostro Paese, il Festival ha bisogno che la non visibilità e il non coraggio cessino d´essere la trincea entro cui si nascondono tutti coloro che potrebbero garantirci più tranquilli approdi, e non lo fanno. Abbiamo bisogno che i mezzi, le persone, le strutture siano adeguate alla nostra scommessa che un giorno mi ha unito a Ottavio Mai, e che la certezza del suo vivere nel mio vivere di ogni giorno rende indissolubile
                  Giovanni Minerba