Intervista a Minerba
    Sono cinque anni che inseguiamo un sogno, esattamente da quando siamo riusciti ad organizzare la prima edizione di Da Sodoma a Hollywood, con la fiducia dell´Assessore per la Cultura della Città di Torino, quella di Enti Culturali cittadini e di alcune persone che si sono esposte apparendo nel comitato d´onore: la nascita (e la sopravvivenza) di un Festival Internazionale di Film con tematiche oosessuali. Sognare è lecito: anzi, obbligatorio, se si vuole sopravvivere, ma continuare a coltivare un sogno per così tanto tempo; anche in virtù del fatto che su ogni nuova edizione, pendeva implacabile la spada di Damocle della mancanza di fondi, che ne minacciava addirittura la sopravvivenza, era cosa da folli. Ma, a darci il coraggio e la follia di continuare a sognare era il consolidato successo, anche internazionale, che ci autorizzava se non altro a ben sapere.
Certo, come spesso accade, i sogni finiscono prima o poi per doversi misurare con la realtà, e la nostra realtà era che l´entusiasmo volontaristico, nostro, e dei pochi ma necessari collaboratori -il cui impegno era paragonabile ormai soltanto ad una qualche forma di militanza- andava scemando di fronte alle crescenti difficoltà economiche e ai molti, troppi NO ricevuti.
Addirittura stava prendendo corpo l´ipotesi di dover cedere e accantonare tutto il lavoro fatto in questi quattro anni.
Inevitabilmente ci siamo chiesti: «Possibile che la massiccia e affettuosa presenza del pubblico non abbia nessun valore? Che tutte quelle persone che ci hanno espresso la loro stima incitandoci a proseguire sia stata dunque pura illusione?»
Poi, grazie al rinnovato impegno dell´Assessore Marzano, il quale è riuscito ad assicurarci un contributo maggiore che in passato, al consueto aiuto del Goethe Institut e della Regione Piemonte, a quello del Museo del Cinema a cui si è aggiunto l´insperato contributo del British Council, eccoci di nuovo qui a sognare.
E, stavolta, siamo decisi a metterci di fronte al fatto compiuto: il Festival.
Questa quinta prima edizione si può definire ¨storica¨ per più di un motivo: due qualificate Giurie internazionali premieranno i film in concorso provenienti un po´ da ogni parte del mondo, poi una sezione Cinema Muto, frutto di una ricerca capillare che ci ha portato ad incontrare non poche sorprese -a dire il vero piacevoli- come nel caso di Anders als die Anderen di Richard Oswald, girato nel 1919 e considerato il primo film omosessuale della storia del cinema, a cui abbiamo delegato il compito di rappresentare l´immagine pubblica del Festival.
C´è poi anche una piccola Sezione dedicata ai Paesi dell´Est con il film evento Coming Out di Heiner Carow, primo film gay in programmazione a Berlino Est dopo la storica caduta del Muro.
Che dire, poi, della retrospettiva completa di Derek Jarman che comprende altri quaranta titoli tra lungo, corto e mediometraggi (compresi alcuni videoclip); degli Eventi Speciali tra cui segnaliamo gli ultimi due provocatori film sull´Aids di Rosa Von Praunheim presentati al recente Festival di Berlino e il Cult-Video di Hanna Böhmem Sehnsucht nach Sodom su Kurt Raab.
Un Festival dunque desideroso di passare dalla fase onirica a quella più concreta e difficile della sua attuazione e che, ci auguriamo, riceva un riscontro positivo da parte del pubblico e della critica per far sì che non si possa dire, scomodando Coppola: ¨Sarà stato solo un sogno lungo cinque anni?¨
P.S.: Un´ultima cosa, importantissima, è la replica del Festival a Bologna. Finalmente dopo anni di tentativi e di contratti, anche questo sogno che ha un´importanza politica enorme, diventa realtà. Grazie all´Arci Gay Nazionale, all´Assessorato alla Cultura del Comune di Bologna, di quello della Regione Emilia Romagna e alla Cineteca Comunale di Bologna, la speranza è che il Festival possa avere un futuro più sereno.
                  Giovanni Minerba - Ottavio Mai