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Torino GLBT film festival
Da Sodoma a Hollywood

Torino, 17-25 aprile 2008


- Un montón de peliculas
270 sono davvero tante, di tutti i tipi, di ogni epoca, da ogni paese... e il riferimento alla prima opera di Almodovar non è peregrino, essendo programmata pure quella, per i giovani che non l'hanno mai vista.... o per i quarantenni con qualche nostalgia.

Le sezioni sono tantissime, ma come sempre non le frequentiamo in modo scientifico e nemmeno ne parliamo in modo organico, ma affiancando casualmente film e immaginari che hanno trovato modo nelle nostre visioni di allacciare relazioni, come in molti casi avviene tra gli aficionados del festival.
Interessante vedere come s'intrecciano le scelte dello staff (confermati Cosimo Santoro, Davide Oberto e Ricke Merighi al fianco dell'inossidabile Giovanni Minerba) con gli umori della sala, ma anche come si distaccano dalle rassegne che contemporaneamente sono organizzate dal Museo del Cinema in una improbabile concorrenza: il cinema argentino di La León carica di mito a ritroso il tipudio di colori con cui Lisandro Alonso aveva interpretato quel mondo di acqua che è Entre Rios, luogo cinematografico formato dai fiumi Paranà e Paraguay nel tripudio naturale, riportato da Santiago Otheguy al suo corretto stato di luogo del mito in bianco e nero.

Mentre dalla rassegna di "schermi africani" (desunta dal festival milanese) dall'Egitto arriva un feuilleton del vecchio Chahine, il glbtq film festival torinese mette insieme una serie di documentari rigorosi sulla condizione omosessuale vissuta da musulmani in nazioni con maggioranza di fedeli islamici o dove addirittura vige la sha'ria.


Senza contare la scorpacciata di film nipponici curata dal gruppo di appassionati cinefili di Neoneiga, che ha scorrazzato nel tempo e tra i capolavori, mescolandoli alla realtÓ attuale del Sol Levante di Ashita no Watashi no Tsukurikata



Quello che colpisce rispetto alle scelte dei primi di questi 23 anni di visioni è la minore evidenza della tematica omosessuale: rispetto ai travestitismi provocatori di Rosa von Praunheim, o alle pellicole che avevano l'urgenza di rivendicare uno stato di differenza estrema, a confronto anche con le scelte a ritroso curate da Minerba in persona che ha selezionato film del passato significativi (ad esempio la figura di Madame Sata) a cominciare da quella pietra miliare di Pepi Luci Bom y otras chicas del monton che ha davvero cambiato il modo di recepire quella sensibilità anche per chi omosessuale non era e non è, i film proposti quest'anno a volte richiedevano proprio una ricerca particolare dell'aspetto tematico, non si tratta di integrazione nel senso negativo che viene applicato ad esempio all'immigrazione, che prevede la perdita della propria diversità.

Si direbbe diverso l'atteggiamento, più meditato e volto a ottenere un effetto globale che consenta di mantenere la specificità dell'argomento senza diluirlo nel calderone di film attenti ad altri aspetti, ma al contempo rendere la rassegna meno diretta alla "provocazione" e più attenta all'evoluzione della condizione omosessuale (nel mondo, ovviamente l'orribile condizione del pregiudizio italico non ci consentirebbe uno sguardo evoluto dall'osservatorio peninsulare), forse meno liberatoria di una rassegna di cazzi come nel film di Almodovar, più meditata come in Barcelona, anche se gli spagnoli mantengono una vena surreale e divertita anche per affrontare ancora una volta la piaga dell'aids (un filo rosso che permane e una ferita non rimarginabile), come in Spinnin'.