Manifestazione

21/23 gennaio 2002
MEMORIA DEI TESTIMONI E TESTIMONIANZA DELLE IMMAGINI

La Shoah
e i crimini del fascismo in Africa e nei Balcani

Grüninger Falls

Survivors of the Shoa Visual History Foundation

Pamietan/I remember

Algunos que vivieron

Deti iz besdny/Children of the Abyss

Fascist Legacy

Omar Mukhtar. Lion of the Desert

i materiali sono stati approntati e forniti da
Marco Farano, Goethe Institut Torino

La rassegna presenta alcuni esempi significativi di come venga elaborata la memoria della Shoah e dei crimini del fascismo attraverso il cinema. Riprendendo il percorso iniziato nella rassegna dello scorso anno, i cui film si concentravano sulla memoria della persecuzione antiebraica in Italia e sulla resistenza antifascista, quest'anno si è ampliato il campo d'indagine in due direzioni.

  1. La prima evidenzia come all'interno di diverse nazioni la Shoah assuma diverse e specifiche memorie. Ne sono un chiaro esempio i tre film che altrettanti rinomati registi - Andrzej Wajda, Pavel Chukhraj (al termine della proiezione di Children of Abyss Gisella Bein leggerà la poesia di Evgenij Evtushenko dedicata alla strage di Babij Yar di cui si parla nel film), Luis Puenzo - hanno realizzato a partire dalle videointerviste a sopravvissuti della Shoah effettuate nei rispettivi paesi - Polonia, Argentina, Russia - dalla "Survivors of The Shoah Visual History Foundation" di Steven Spielberg. Si tratta di tre film facenti parte della serie "Broken Silence" (comprendente anche due lavori analoghi dedicati alla Repubblica Ceca e all'Ungheria, ma non presentati in quest'occasione) e pensati per la diffusione televisiva nei rispettivi paesi. La serie è prodotta dalla stessa Shoah Foundation, che dopo aver raccolto più di 50.000 videointerviste in 57 nazioni, concentra ora il proprio impegno nel rendere accessibile al pubblico questo patrimonio. La produzione della serie "Broken Silence" si inserisce in questo disegno e, sia per il principio che la anima – ovvero affidare a ogni paese l'elaborazione della propria memoria della Shoah – sia per i risultati conseguiti, sembra allontanare da sé quelle critiche che aveva suscitato la precedente produzione della Shoah Foundation, il film Gli ultimi giorni del regista James Moll, accusato da molti di "americanizzazione dell'Olocausto", concetto questo che l'allora presidente della Shoah Foundation, Michael Berenbaum, rivendicava positivamente, ma che era stato alla base delle perplessità espresse da alcuni alla sua uscita in Italia1. La coordinatrice italiana della Shoah Foundation, Doris Felsen Escojido, introdurrà le proiezioni con lo storico Brunello Mantelli e con Lala Lubelska che ha vissuto alcune delle vicende raccontate.
  2. Analoga attenzione nel film dello svizzero Richard Dindo, Grüningers Fall, che mette a fuoco la cattiva coscienza del proprio paese rispetto alle proprie responsabilità nella Shoah, riprendendo il tema scottante della chiusura delle frontiere ai profughi ebrei in fuga dal nazismo.
  3. La terza giornata affronta invece la rimozione dalla memoria collettiva italiana dei crimini commessi durante il fascismo nei confronti delle "razze inferiori" in Africa e nei Balcani, tema che i due film proiettati – Fascist Legacy e Omar Mukhtar. Lion of the Desert – esemplificano perfettamente, essendo stati essi stessi oggetto di una rimozione che ne ha impedito la diffusione nel nostro paese nonostante il grosso dibattito da essi suscitato in occasione della loro presentazione all'estero. I due film sono presentati da due storici, Angelo Del Boca e Brunello Mantelli, rappresentanti di due generazioni di studiosi che contro tale rimozione si sono esemplarmente adoperati.

La scelta di affiancare alla riflessione della memoria della Shoah quella dei crimini del fascismo in Africa e nei Balcani permette inoltre di contrastare quella storiografia autoassolutoria tesa ad allontanare l'Italia dal "cono d'ombra dell'Olocausto" che arriva a un'immagine del fascismo che "come non fu razzista non fu nemmeno antisemita", secondo le celebri formulazioni di De Felice2. Una storiografia che si riflette persino nel testo della legge che ha istituito il "Giorno della memoria", che non menziona neppure il fascismo, come polemicamente rilevato da Michele Sarfatti3, autorevole studioso della legislazione razzista del fascismo e coordinatore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Punti cardine di questi contorsionismi ideologici sono l'attribuzione di un carattere "imitativo" dell'antisemitismo fascista, volta a considerare le leggi razziali del 1938 un fenomeno importato dalla Germania, da condannare oggi come un semplice errore di percorso o una brutta parentesi, e la relativizzazione a fronte delle maggiori atrocità del nazismo. Presunte attenuanti queste, entrambe inutilizzabili per assolvere il fascismo da quel razzismo antislavo e coloniale sanzionato da una legislazione razziale che precedette di due anni quella antiebraica e fu sostenuto da una propaganda sulla superiorità della razza italica che preparò il terreno al razzismo antisemita. Da qui la necessità di rimuovere totalmente questo razzismo e le atrocità che esso servì a legittimare4. Da qui, anche, la costruzione del mito del "bravo italiano" promossa nel dopoguerra, tuttora perfida arma ideologica utilizzata in quel conflitto delle memorie la cui posta in gioco sono gli stessi valori democratici che la lotta contro il fascismo consegnò alla Costituzione dell'Italia repubblicana.

1) fra gli altri Alessandro Portelli ("si parla della Shoah ma si riscrive la Statua della Libertà") in A. Portelli, Per la memoria di chi? A proposito del film sulla Shoah "Gli ultimi giorni", il manifesto, 2.11.1999. Per una più articolata critica del lavoro della Shoah Foundation in questo senso vedi Annette Wieviorka, L'era del testimone, Raffaello Cortina, 1999.

2) le espressioni citate ricorrono rispettivamente nella celebre intervista di De Felice al Corriere della Sera del 27.12.1987 e nell'introduzione all'ultima edizione della sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, 1993.

3) le osservazioni sul testo della legge sono sviluppate in un articolo sull"Unità del 7.4.2000. Sulla legislazione fascista contro gli ebrei vedi M. Sarfatti, Mussolini contro gli ebrei, Zamorani, 1994.

4) vedi in proposito il testo di Enzo Collotti, Il razzismo negato nel volume Enzo Collotti (a cura di), Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni, negazioni, Laterza 2000; sui rapporti fra razzismo antisemita e razzismo coloniale in Italia vedi i saggi raccolti nei seguenti volumi: Centro Furio Jesi, La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell'antisemitismo fascista, Grafis1994; Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d'Italia 1870-1945, Il Mulino 1999.