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DINOSAURI fra fantasia e realtà
Uno scienziato italiano commenta il film della Disney.

OrmaE come tutti i Natali che si rispettino in Occidente, ecco che la Disney ha pronta una sorpresa per noi. Un bel pacco con i nastri luccicanti, ci abbaglia con le sue magie da circo. "Bambini di tutto il mondo, siore e siori, ecco a voi….riusciremo a sfidare il passato con la tecnologia!". Ma questa volta l’uscita in Italia del lungometraggio ha trovato i riflettori puntati su un pezzo di terra dimenticata da Dio e dagli uomini. Ad Altamura, provincia di Bari, è stato ritrovato recentemente il più grande giacimento fin ora conosciuto di orme di dinosauri. Sul sito lavora una equipe di paleontologi, diretti dal prof. Nicosia, della Università La Sapienza. L’incontro con il professore e i suoi collaboratori è stata per noi l’occasione per analizzare il film "Dinosauri" da un punto di vista privilegiato, permettendoci di mettere in luce quelle contraddizioni che senza l’aiuto di un tecnico rimarrebbero solo ipotesi senza confronto nelle nostre menti ipercritiche.

Aspetti paleogeografici:

I dinosauri vissero in Puglia dal tardo Cretaceo fino al Giurassico, circa 70 milioni di anni fa. La puglia era costituita da una piattaforma calcarea simile alla condizione climatica delle Bahamas, quindi tropicale. Il Gargano, le Murge (dove si trova la cava di Altamura) e il Salento costituivano terre in affioramento ovvero aree di piana di marea che emergevano o erano ricoperte da acqua a seconda delle maree. Le impronte sono, infatti, state lasciate sui sedimenti. Nel Gargano è stato ritrovato un varanoide, nel Salento invece branchi di pesci e vegetazione fossile. Quando i ricercatori si sono resi conto della enormità della scoperta (centinaia di piste impresse nel suolo dal Apulosauripes Federicianus), in questa ex cava murgiana, dove a 360° c’è un deserto di roccia calcarea, sono stati colti dal panico perché ciò poteva comportare la messa in discussione di alcuni punti ritenuti fermi nelle ricerche, primo fra tutti la teoria secondo cui la Puglia era ricoperta da acqua. Si apriva in quel momento un nuovo, imprevedibile campo di indagine.

NicosiaIl prof. Nicosia:

Durante le celebrazioni ufficiali, sembra abbia solo voglia di scappar via, con lo scalpello e la scopetta in mano, a rimettere il naso nella polvere calcarea di tufo. Parla di piccoli dinosauri chiamandoli "i bambini", e delle zampe come "braccia e gambe". Gli si illuminano gli occhi quando commenta le diapositive del suo sito, e definisce "americanate" le sue foto scattate con il grandangolo e pubblicate sui giornali specializzati di tutto il mondo. Terminata la proiezione del film in anteprima nazionale, abbiamo chiacchierato con lui come si conviene a tutti gli amici che escono dal cinema, passeggiando sul lungomare di Bari in una di queste calde serate di finto inverno. I nostri discorsi hanno seguito il filo della immediatezza e del commento spontaneo.

Nell’ambiguità fra realtà e fantasia, che determina il modo di porsi nei confronti di un periodo storico così lontano, quest’ultima è prevalente. Il dinosauro è raffigurato come un animale terribile, ma il suo essere ‘monstrum’ è legato più alla mirabilità delle dimensioni che ad una cattiveria intrinseca. Il termine greco "dino" trova nell’aggettivo "grande" il suo significato.

Dunque: cosa questo film restituisce a noi di verosimile e cosa rimane alla fantasia di chi l’ha progettato?

Nicosia non sembra avere dubbi: la biodinamica è esatta. I movimenti, la postura sono stati studiati attentamente dai tecnici della Disney e questo ci permette di avere una idea abbastanza chiara di quello che poteva essere vedere un dinosauro in moto. Ma tutto questo sforzo pseudoscientifico rivela la sua natura di abbaglio quando ci si sofferma su un particolare: gli occhi dei dinosauri "buoni" sono disegnati come gli occhi dei mammiferi, con la pupilla tonda; gli occhi dei dinosauri "cattivi" sono occhi da rettile ovvero a fessura. Ed ecco che il film si mostra per quello che è: l’ennesimo, infingardo tentativo americano di dividere il mondo in belli e brutti, buoni e cattivi, cowboy ed indiani, marines e musigialli, yankees e comunisti. E qui Nicosia si dimostra anche conoscitore di film. Ci suggerisce infatti la estrema somiglianza fra la sceneggiatura di "Dinosauri" e quella del film "Il fiume rosso", nel quale John Wayne conduce la propria mandria attraverso le terre degli States. Il figlio adottivo si ribellerà alla sua autorità e, dopo uno scontro selvaggio, alla fine del viaggio, diventerà il nuovo capo. Come gli indiani preparano l’agguato alle carovane di pionieri nel West, così una "tribù" di rettili (chiaramente con gli occhi da rettile perché gli indiani sono cattivi!) è posta dalla Disney sulla cima di un valico in attesa della carovana di "pionieri- dinosauri" con gli occhi da Bambi. Sulla terra umida gli animali lasciano le loro impronte. Quelle davvero sono arrivate fino a noi.

Un punto sul quale invece si può discutere è quello che riguarda la natura del Carnosauro, ovvero del bestione di 10 tonnellate che attacca spietato la compagnia di dinosauri. Data l’estrema mole, e dunque la necessità di consumare una grande quantità di energia, si ipotizza che potesse essere un animale a sangue caldo, con un sistema di circolazione primitivo nel quale fanno la comparsa due ventricoli nel cuore. Solo un tale sistema poteva permettere a 10 tonnellate di correre.

In generale come base scientifica per la sua impostazione il film segue la teoria texana, non condivisa da tutto il mondo della ricerca, in particolare quello europeo. Ma la "verità" è determinata dal successo, così diventa VERO ciò che è supportato economicamente, ciò che può essere venduto e comprato, ma soprattutto ben pubblicizzato. Nel rapporto fra scienza e mercato dello spettacolo, le famose "convergenze parallele" di Aldo Moro non esistono, sono un insulto alla logica. queste due entità così contrastanti, scienza e show, non potranno trovare mai punti di contatto perché appartengono a due mondi diversi e sono regolate da principi inconciliabili.

Ofelia Nunzi e Mario Bucci