NearDark - Database di recensioni

NearDark - Database di recensioni

Africa

Godard Tracker


Tutte le
Rubriche

Chi siamo


Cerca nel sito

NearDark
database di recensioni
Parole chiave:

Per ricercare nel database di NearDark, scrivete nel campo qui sopra una stringa di un titolo, di un autore, un paese di provenienza (in italiano; Gran Bretagna = UK, Stati Uniti = USA), un anno di produzione e premete il pulsante di invio.
È possibile accedere direttamente agli articoli più recenti, alle recensioni ipertestuali e alle schede sugli autori, per il momento escluse dal database. Per gli utenti Macintosh, è possibile anche scaricare un plug-in per Sherlock.
Visitate anche la sezione dedicata all'Africa!


The devil in Miss Jones
Anno: 1973
Regista: Gerard Damiano;
Autore Recensione: Mario Bucci
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 13-07-2004


La grande guerra

The devil in Miss Jones. Gerard Damiano. 1973. USA.

Attori: Georgina Spelvin, Harry Reems, John Clemens, Marc Stevens

Durata: 68’

 

 

Justine Jones, affacciata alla finestra, vede un uomo andar via. Abbassa le tapparelle. Si guarda allo specchio ed entra nella vasca da bagno. Decide di togliersi la vita tagliandosi le vene con una lametta. Confusa, Miss Jones si ritrova in una grande stanza ammobiliata alla presenza del diavolo che le dà la possibilità d’essere inziata ai piaceri della carne. Poiché suicida vergine, Miss Jones impara i piaceri del sesso maschile e di quello femminile, dell’autoerotismo e dei rapporti misti e di gruppo. Alla fine della giostra, Justine è però condannata a non raggiungere mai l’orgasmo ed a masturbarsi inutilmente per tutta la vita.

Zoom all’indietro che attraversa la finestra e passa nella stanza da letto. Il volto della donna non è a favore di campo. Va vicino ad un mobile e si riflette in uno specchio. Adesso è a favore di campo, il suo riflesso melodrammatico: questo è l’inizio di uno dei più grandi porno esistenziali mai prodotto. Il gesto del suicidio, l’ossessiva macchina da presa che non può indugiare, ma che nella sua semplicità del vedere non rinuncia alla capacità di far vedere altro: l’inquadratura dall’alto sui polsi che sanguinano, la perdita metafisica della verginità e la morte della carne candida. La morte all’origine del sesso dunque, la morte del corpo, il rasoio in p.p. sulla vasca, la m.d.p. che non indugia sul taglio, la penetrazione lenta della carne… Importante è a questo punto anche la realizzazione scenica del passaggio, la differenza tra la vita piatta e spoglia che descrive l’ambiente che vede il suicidio, e l’eleganza dell’ambiente nel quale il diavolo è in attesa di ricevere la vittima. Dopo il grande successo di Gola profonda (1972) il film che ha aperto la strada del porno ai ceti più alti, alle elite intellettuali cinematografiche, Damiano costruisce un’altra serie d’incontri dall’altissimo valore simbolico, un folgorante capolavoro [i] che passa dall’adorazione fallica maschile ai piaceri saffici, dalla dissacrazione dei tabù (la scena con il serpente, simbolo cattolico della tentazione e spesso del peccato) all’autoerotismo (eseguito con un tubo che spruzza acqua o con la frutta). Memore ancora delle traduzioni freudiane e dei percorsi tracciati dal marchese De Sade (già evidenti nella scelta del nome della protagonista), il regista non tralascia la critica ai tabù cattolici: memorabile la sequenza con il serpente, il dettaglio della bocca di Georgina Spelvin è forse il momento di massimo erotismo dell’intera pellicola. Damiano stesso appare in tutta l’ultima sequenza come interlocutore folle di miss Jones, prima di un carrello all’indietro che scompare dietro uno squarcio (vaginale) dal quale lo spettatore osserva miss Jones masturbarsi senza freno alla ricerca di un irraggiungibile orgasmo della fantasia, l’amore forse. È questa fotografia finale, questo squarcio sul nero che svela una donna alle prese con il proprio sesso ed il regista che riflette su ciò che esso rappresenta, entrambi chiudendo gli occhi, è questa l’immagine di tutta la prima cinematografia di Gerard Damiano. Chiudi gli occhi e vedrai…Le arie malinconiche che accompagnano la (felice) (triste) discesa agli inferi furono composte da Alden Shuman. Georgina Spelvin, una delle poche pornostars in grado di recitare, assieme ad un’altra grande star dello stesso valore, Harry Reems…ma si tratta di tutta un’altra scuola, impareggiabile. La frase di lancio della pellicola fu Se devi andare all’inferno… vacci con un motivo [ii], mentre il titolo scelto allude ad un gioco di parole fatto sul titolo di uno spettacolo teatrale che stava riscuotendo in quell’anno grande successo a Broadway e che si chiamava The Devil and Miss Jones [iii]. Secondo Variety, la pellicola raggiunse il sesto posto negli incassi in America [iv] nell’anno di uscita nelle sale.  

 

 

Bucci Mario

videodrome76@hotmail.com



[i] Enrico Ghezzi. Paura e desiderio. Bompiani. Pg. 160. 

[ii] Paolo Mereghetti. Dizionario dei film 2000. Baldini & Castoldi

[iii] Fabio Giovannini. Profondo porno. Stampa Alternativa

[iv] Fabio Giovannini. Profondo porno. Stampa Alternativa