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The Social Network
Anno: 2010
Regista: David Fincher;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 20-12-2010


Si racconta che Mark Zuckerberg abbia detto del film di David Fincher: “ … è tutto sbagliato, di mio c’è solo il guardaroba”, che già sarebbe molto in questi poveri tempi. Come gli risponderebbe allora il “personaggio Mark Zuckerberg”? Ovviamente con un sonoro chi se ne frega. Perché il film è bello e a nessuno potrebbe interessare cosa è effettivamente il vero La trama è nota. Riguarda l’invenzione di un fenomeno associativo unico e mondiale. La fondazione di una piazza collettiva, comprendente tutta la popolazione mondiale. Siamo nel 2003 nell’università di Harvard. Mark non ha ancora compiuto vent’anni ma è un genio nello studio. Solo nello studio, perché è un nerd, bruttino ed incapace di avere relazioni umane. In quel periodo gli nasce l’idea e soprattutto la capacità tecnica ed organizzativa di inventare quel fenomeno sociale e psicologico di facebook. Il film parte dalla narrazione delle due cause legali contro Zuckerberg intentategli dai gemelli Cameron e Tyler Winklevoss e dal coofondatore di facebook Eduardo Saverin. I primi sostenevano la primogenitura dell’idea; il secondo per essere stato ingannevolmente collocato fuori dalla società dopo aver contribuito alla sua costituzione. Il linguaggio base del film sono però i flash back degli accadimenti al tempo della fondazione di questa fantasmagorica avventura; i quali si intrecciano con i confronti dei vari protagonisti durante le cause di risarcimento. Il film inizia con la battuta rivolta dalla sua ragazza a Mark, la quale sintetizza tutto il film: “Perché sei un grande stronzo”. Ed, infatti, è vero Mark è un gran stronzo e non lo nasconde neppure. Solitamente i ricchi sono invisi perché hanno soldi, donne, successo e potere. Mark invece è compatito. Nessuno vorrebbe essere come lui nonostante il denaro. Ha il massimo dell’intelligenza ma è insopportabile, menefreghista, privo di valori, arrogante e pieno di sé. Su questo carattere forte e sgradevole il film gira intorno. Non è un film psicologico perché in realtà di lui - da dove viene, della sua famiglia - non sappiamo nulla. Mark è così: antipatico, sprezzante nei confronti degli altri. Una sola persona gli è sinceramente amico: Eduardo Saverin. Tuttavia non esiterà di accantonarlo, infamarlo e di tagliarlo fuori dalla società. Eppure è intelligentissimo. Il film di Fincher è un circolo di idee e di pensieri. Costruito come un fluire di immagini circolari; partono da un punto e ritornano allo stesso punto di partenza. Mark è un duale, compie i suoi atti vivendo in un suo mondo con un solo abitante: lui. Non c’è spazio per nessun altro. Eppure è un semplice, non è avido non è malvagio, è solo una persona ‘’diversa’’. Non è un ‘’normale’’, così è fatto e così c’è lo dobbiamo tenere. David Fincher ci riporta sullo schermo delle figure forti e cattive come in Fight Club. Il cinema di Fincher è contemporaneamente interiorità e fisicità dei personaggi. Il bravissimo Jesse Eisenberg è un Mark Zuckerberg lecitamente sopra le righe. La sua postura, i suoi movimenti nervosi, suoi sguardi di sufficienza creano disagio ma soprattutto un protagonista unico. “In internet non si scrive con la matita, si scrive con l’inchiostro.” Per questo Mark Zuckerberg rimarrà nella storia. Ora ha 26 anni è oscenamente ricco; ciò che ha generato è scritto indelebilmente con l’inchiostro nella storia sociale di questi anni.