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Lei wangzi - Prince of Tears
Anno: 2009
Regista: Yonfan;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Taiwan; Hong Kong; Cina;
Data inserimento nel database: 05-09-2009


La storia di Taiwan degli anni cinquanta ci viene raccontata nel film di Yonfan. Un bravissimo regista cinese che sa parlarci al cuore.

Il film è nuovo e coraggioso perchè ancora non è facile per i cinesi di Taiwan parlare di quel periodo di terrore che accompagnò la fuga dei nazionalisti nell’isola.

Persa la battaglia con i comunisti cinesi essi non poterono fare altro che fuggire.

La storia ora ci dice che arrivati nell’isola costruirono fortezze ed alimentarono un periodo di forte comunicazione contro i comunisti che si pensava potessero arrivare da un momento all’altro vista la disparità delle forze. Furono aiutati dalla flotta americana che si sistemò nel mare fra la Cina popolare e Taiwan.

Non è facile perchè ancora oggi il Presidente Chiang Kai-shek è considerato come un eroe che salvò i nazionalisti dai comunisti. Ed in parte è vero, guardando la storia con il senno di poi possiamo dire che i cinesi dell’isola hanno avuto un percorso diverso.

Forse anche uno sviluppo economico e sociale particolare, sempre quello di un paese in guerra dove i giovani vengono ancora oggi chiamati alle armi per essere sempre pronti all’invasione.

Ma un vento di cambiamento è arrivato anche lì, nelle ultime elezioni i nazionalisti sono stati sconfitti, ed ecco che si riesce a parlare di questo momento drammatico.

La storia è romantica ed appassionata, è una storia d’amore, forte ma anche molto virtuale e paziente come possono essere capaci i cinesi. Loro sanno aspettare anche per anni e sanno costruire i loro gesti ed azioni per un fine che ci vorrà tempo ma che ci sarà.

Un bacio, dolce e a punta di labbra suggellerà questo modo di intendere l’amore e gli darà il senso della loro pazienza.


Il film ha una voce fuori campo che ci aiuta a decifrare i tanti momenti.

Non sarebbe facile altrimenti, ma le immagini grandi, che come un quadro cinese senza prospettiva occidentale ci arriva da diversi punti di vista, con primi piani e scene costruite per esaltare i colori ci fanno vivere momenti bellissimi.

Si sa i cinesi amano la dualità “pieno vuoto” che noi occidentali, nonostante tanti intellettuali ci hanno aiutato a capire, non riusciamo ancora a comprendere.

Un silenzio per noi è tempo perso, una ‘’noia’’, per loro è il momento della grande trasformazione, il momento in cui le dualità entrano in contatto e subiscono la trasformazione che da vita.

Se ci fosse solo azione, se fermassimo l’immagine ci sarebbe solo morte, i cinesi invece si esaltano nel loro vuoto e quindi amiamo queste scene lunghe, lente, e senza voce, sappiamo che da li può nascere altro che ci porterà dentro la vita del film.

Amiamo il cinema cinese per quello che è.

Anche e soprattutto per i silenzi, le pause, gli sguardi ed i loro tempi infiniti.

Questo Prince of tears è un esempio delizioso, ma inoltre di nuovo ci porta un contesto storico che importante che la storia non ha ancora risolto e che sempre potrebbe tornare ad essere un conflitto.

Le bellissime e dolcissime attrici sono uniche.