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Anita’s Last Cha Cha - Ang huling cha-cha ni Anita
Anno: 2013
Regista: Sigrid Andrea Bernardo;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Filippine;
Data inserimento nel database: 22-02-2016


“I am too old to get spanked.” Il ballo cha cha cha ha una provenienza cubana. Come tutti i balli nati nell’isola caraibica, il cha cha cha ha un ritmo veloce. Fra i due è solitamente l’uomo a guidare il passo. Trovare una passione per questo ballo a oltre sedicimila chilometri, nelle isole delle Filippine, si spiega con la grande diffusione di tutti i balli latini nel mondo. Non meraviglia come il ballo sia addirittura del titolo di un film - Anita’s Last Cha Cha - Ang huling cha-cha ni Anita - della regista filippina Sigrid Andrea Bernardo presentato al 13th World Film Festival of Bangkok tenuto dal 13 al 25 novembre 2015. Siamo nella zona di Obando, vicino a Manila. Nel villaggio ci sono ancora delle relazioni sociali forti. I ragazzini vivono tranquillamente, giocando in campagna o scarrozzando nelle strade ancora non asfaltate. Fra essi c’è la dodicenne Anita. Una ragazzina vivace, intelligente, sensibile. L’ambiente pacifico del paese si agita per il ritorno di Pilar. Una ragazza, una donna bellissima e con grande personalità. Si era trasferita a Dubai anni prima. Nonostante le voci sulla sua dubbia moralità, Pilar si ripresenta. Ha un passato da sistemare, dei conti da regolare specialmente con se stessa. Per lavorare sfrutta i suoi studi e la sua esperienza come massaggiatrice. I clienti non gli mancano, non solo per l’abilità del tocco della mano, ma soprattutto per la stupefacente bellezza. Se per gli abitanti il ritorno di Pilar è burrascoso, per Anita si trasforma in un amore fortissimo. L’autrice ci spiega il motivo della storia: “We’ve all been there, childhood that is, and during that time I bet we all had a childhood crush at some stage. Be it a friend, someone older we admired or even an adult, it’s a phase in what’s called ‘growing up’ and we all know it well.” Dimentichiamo la storia di lesbismo. Il film ci parla in maniera profondamente dolce e sentimentale di amore adolescenziale. Nell’adolescenza, tutti abbiamo avuto una cotta assordante per la nostra psiche. Di questo specifico tema, vuole raccontarci l’autrice, della facilità di come un adolescente possa perdere la testa all’inverosimile, perché l’amore per una persona si trasforma in un sogno indelebile per tutta la vita. Per questo motivo la struttura è quella del flash back. Anita è diventata grande, è un ufficiale dell’esercito filippino. La prima scena è in caserma, con sottofondo la musica del cha cha cha, Anita affronta una soldata. Al termine della giornata suona l’armonica ed è sorpresa da una nostalgia struggente. Inizia il racconto della sua adolescenza. La regista gioca sulla visione della bambina, scatenando immagini al rallenti o primi piano spesso buffi e ironici. Agli occhi della ragazzina la realtà intorno è deformata e piena di sogni. Le fantasie riguardano Pilar. Pensando a essa, Anita è incapace di leggere la verità. In una scena Pilar e un ragazzo hanno un rapporto sessuale. Anita non comprende, suona l’armonica ma è inesperta per afferrare gli avvenimenti intorno a se. Nel villaggio non c’è solo amore e concordia. Nonostante la bella luce descritta nella pellicola, i divertenti ragazzini che giocano al matrimonio, la bellezza di Pilar, l’amore di Anita, il paese filippino nasconde, invisibile, pure delle tragedie umane e personali. La profonda dicotomia del luogo è raccontata in due scene montata insieme: un aborto e una nascita. Sono due facce opposte, la vita e la morte di una creatura, ma entrambe sono raccontate con i segni forti della sofferenza e di crudeltà. Grazie al ritmo dell’autrice il film è piacevole. La violenza è presto dimenticata, non nascosta ma accantonata per lasciare fluire la gioia della vita. Sigrid Andrea Bernardo gestisce la pellicola come il cha cha cha, alternando rapidità a rallenti, ma mantenendo continuamente un ritmo veloce e musicale. Il culmine è la processione di Santa Clara. La santa è trasportata mentre intorno, tutti ballano, cantano, festeggiano. Fra essi c’è Anita. Per essa la vita prevedrà la presenza di Pilar per sempre, non nella realtà, ma nei sogni dell’esistenza. Ci sono tanti sguardi opposti nel film, ma la scena più bella è il primo piano di Anita. Racconta la sua passione alla camera, di fronte ci potrebbe essere Pilar, ma scopriamo lentamente un cuscino. www.filmedinether.com/features/interview-director-sigrid-andrea-bernardo-talks-anitas-last-cha-cha/