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Sennen no Yuraku – The MillennialRapture
Anno: 2012
Regista: Koji Wakamatsu;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Giappone;
Data inserimento nel database: 24-09-2012


“Se non ricordassi qualcosa, sarebbe come se non fosse avvenuto.” In uno splendido squarcio di bellezza naturale del Giappone, vive Oryu. È la levatrice del paese. Dalla sua bellissima casa vede un panorama eccezionale. Il mare è a poca distanza, i monti circondano l’acqua, e sole e nebbia si alternano nella loro unione. Non vede un paesaggio, Oryu gode di un quadro giapponese. E contemporaneamente può osservare un frammento della vita del Giappone, con una delle sue leggi: “Nessuno sfugge al sangue.” Il regista Koji Wakamatsu, grande narratore dell’attività sessuale dei suoi connazionalinelle sue sfaccettature, si è ultimamente dedicato a soggetti politico/storiche con United Red Army e una vita di Yukio Mishima. Ora racconta una favola antropologica di una dinastica giapponese, quella dei Nakamoto, in Sennen no Yuraku – The Millennial Rapture. L’autore utilizza la levatriceper incanalare la storia, abbastanza complicata, verso un binario lineare. La donna dalla sua casa non scruta solo il mare, ma osserva e incontra tutti. Ogni abitante è nato grazie alle sue cure. Quindi, conosce bene anche gli Nakamoto e la loro maledizione. Il regista trasforma – giustamente – maledizione in tradizione del clan, fino ai giorni nostri: “Si nasce e si muore.” È un po’ contrastante la maledizione della dinastia. Pure io vorrei essere un maledetto come loro.? Tutti i membri della famiglia hanno la colpa di essere bellissimi e di piacere follemente alle donne. Nessuna gli resiste: giovani, vecchie, belle, brutte, sposate, single appena scorgono un membro del clan sono pronti ad abbandonare tutto e tutti per gettarsi nelle loro braccia. Quest’amore totalizzante ed esagerato crea dei problemi,e una vita vissuta “… come se fossi fatto di fuoco ” ha sempre delle conseguenze. Infatti,tutti i maschi della casata raggiungono il riposo eterno per morte violenta. Sono tre i personaggi raccontati da Oryu,parlando con il quadro del defunto marito, un monaco buddista. C’è lo stupendo Hanzo, un Casanova, il quale consacra anima e corpo all’amore. Miyoschi, oltre alle donne, si gode anche la droga e le rapine fine a se stesse;è più maledetto degli altri, la sua esistenza è effettivamenteeccessiva. L’ultimo è un ragazzino affasciante, Tatsuo, lui vorrebbe frenare, bloccare la sorte, vorrebbe uscire dal sentiero cui è condannato. Il film ha piacere del disegno artistico del regista. Ricco di primi piano, ci rappresenta delle maschere. I tre ragazzi sono delle vere proprie maschere. Il loro destino è segnato fin dalla nascita e l’ostetrica Oryu lo sa, perché è dalle sue mani che sono nati. Per rapportarci alla verità usa due tecniche, raffigurate dell’atmosfera calma e placida del paesino giapponese. Il dialogo di Oryu con il quadro. Racconta al marito gli avvenimenti a lui sconosciuti. Questo stile consente il distacco con iprotagonisti, perché già segnati dal destino. Inoltre farcisce la narrazione di flash back, sempre per voler distogliere dalla sorte dei tre ragazzi. Tutto è già predestinato, è inutile affannarcio pensare il contrario, perché è il Giappone.