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Videophilia (And Other Viral Syndromes) - Videofilia (y otros síndromes virales)
Anno: 2015
Regista: Juan Daniel F. Molero ;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Perù;
Data inserimento nel database: 22-02-2016


“Lo sabes que la camera engordas.” Il 21 dicembre del 2012 la catastrofica bufala della fine del mondo, secondo il presunto calendario Maya, spaventò le menti più impressionabili e delicate. Ovviamente era una panzana talmente clamorosa che quasi sarebbe stato bello crederci. Per onestà bisogna ammettere, pure in altre epoche e in altri ambienti è esistito il fascino mortale della fine del mondo; classici esempi vanno dalla superstizione dell’anno mille ai contemporanei testimoni di Geova. La differenza è l’amplificazione della fandonia dei Maya da parte d’internet, provocando un effetto esponenziale nelle persone. Sulla rete il catastrofismo trova il suo liquido amniotico. Un film su internet non è facile, perché la dimensione del fenomeno è globale e totale. Il regista peruviano Juan Daniel F. Molero ci racconta le ossessioni della rete in Videophilia (And Other Viral Syndromes) - Videofilia (y otros síndromes virales) presentato al 13th World Film Festival of Bangkok tenuto dal 13 al 25 novembre 2015. Primo tema è la tecnologia. Il regista: “We’ve gotten dangerously used to the technology that extends us and connects us to others. I see a lot of chaos and absurdity guiding us through this transition from being physical individuals to whatever we are turning into. Everything has stopped making sense and in some way it’s hilarious. This film is a tragicomedy about what the future ended up being.” La storia ha un elettrizzato andamento fra il tragico e il divertito. L’autore lo rappresenta con riprese sporche, immagini sgranate, montaggi estremi fra videogiochi e porno chat, con delle emoticon occhieggiati sullo schermo. L’aspetto umano non scompare, è più complicato. L’uomo non si estingue con internet, è più presente ma sceglie e compie atti, gesti, completamente liquefatti intellettivamente. Sempre il regista: “But don’t expect a film with people locked in their bedrooms tweeting. The characters go on adventures, meet with strangers and get into trouble as they look for experiences to help them escape from boredom.” All’inizio due ragazzi, cui uno in carrozzella, sono su un tetto di palazzo. Parlano della fine del mondo. Bevono, fumano, si comportano da pazzi, chiacchierano del calendario Maya: “this is the end.” Il problema non è l’assenza di contatti fisici, ma il vuoto delle relazioni nonostante le innumerevoli chat e le applicazioni, addirittura metriche, per incontri. Il sesso al computer appartiene al nuovo mondo, le immagini descrittive sono talmente disgustose da provocare delle relazioni anomale. I passi successivi sono la droga, l’alcol, le pasticche mentre il sesso appartiene al mondo del 3d e a quello dell’assurdo, come la scena del selfie con il morto o il terribile video splat con ambizioni necrofile. Il regista presenta l’ambiente virtuale con intelligenza. Costruisce, lega le scene e le immagini con una serie di messaggi – reali e virtuali – per provocarci la sensazione di un mondo in decomposizione. “La gente quiere culo” è il realistico dialogo fra il ragazzo e il venditore di dvd porno; l’importanza del sesso anale è trattata con la frivola serietà di un dibattito sull’estinzione dell’Amazzonia. “I never finish the script” afferma il regista nell’incontro con il pubblico, dopo la visione al 13th World Film Festival of Bangkok. È un segno del tempo, non un giudizio, il mondo irreale non ha avrai mai una fine. Forse tutte le pazzie d’internet un giorno saranno canalizzate verso una parvenza d’intellettuale legittimità, per il momento le folle immagini di occultismo, di qualche svitato santone mentre scaglia un malocchio al computer, sono una rappresentazione “dark or funny” della vita. Il fluire, del fintamente imbrattato e irregolare, delle immagini consente il regista a portarci all’interno della sua città: Lima. Sempre l’autore: “I also wanted to show an uncensored reflection of the Lima I live in, its cultural clashes, bizarre slackers, excess, superstition, and nihilism. A Lima where there are also middle class youngsters being silly and trying to have fun — like the ones we normally only see in American film.” Il party finale in uno scantinato della capitale peruviana è tutto irregolare per l’intromissione d’immagini elettroniche. Uscito dalla festa, un ragazzo girerà sconvolto, irregolare, agitato, folle per le strade di Lima. L’effetto è lo stesso di un qualsiasi ragazzo di un’altra grande città. La persona fisica è identità alle scosse elettriche sul computer. Il finale su Lima ci riporta ad altre scene precedenti come la passeggiata pseudo culturale in alcuni siti archeologici di Lima con discussioni sulla dea Inca Pachamama. Le immagini sembrano ottenute da una visione su un computer, con una cattiva connessione internet mentre il virus di un hacker potrebbe essere la soluzione a tutti i problemi. http://www.screendaily.com/festivals/rotterdam/tiger-directors-juan-daniel-f-molero-videophilia-and-other-viral-syndromes/5082161.article ibidem ibidem