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Happy Few
Anno: 2010
Regista: Antony Cordier;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Francia;
Data inserimento nel database: 06-09-2010


Rachel è sposata con Franck. Teri è sposata con Vincent. Si amano, hanno dei figli, sono felici ed hanno una vita sessuale soddisfacente. Che cosa gli manca allora? Semplice: gli manca la libertà (sic!). Secondo Rachel la libertà è la mancanza di regole, e fare sesso sempre con la stessa persona è una regola limitante per la sua libertà e cui non vuole soggiacere. Interessante il concetto del film: la libertà è lo scambio di coppie. Quindi – consapevoli e volontariamente – Rachel diventa l’amante di Vincent e Teri di Franck senza rinunciare alle loro intimità. Organizzano weekend, cene, feste e alla fine avviene sempre l’incrocio. Ecco, ora oltre ad amarsi, avere dei figli, essere felici ed avere una vita sessuale soddisfacente sono anche liberi. Però qualcosa accade. Il padre di Rachel di fronte a tutta la famiglia racconta la parabole del padre misericordioso. “Era perduto ed è stato ritrovato”. La sua morale è “quando un peccatore si pente è sempre una grande festa”. La parabola però ha anche un altro significato, triste, perché il figlio fedele, rimasto sempre a fianco del padre, rimane deluso dalla festa organizzata dal padre. “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.” (Luca 15, 29-30) Come il figlio rimasto a fianco del padre qualcuno rimarrà deluso. La famiglia diventa allargata, nulla è personale. Oppure tutto è personale soprattutto se i personaggi si scoprono per quello che sono: dei traditori. Il gioco dura, poi diventa impossibile perché la volontà umana prevale. La gelosia, l’invidia prendono possesso del loro passatempo, il quale, infatti, non è più tale. La delusione del ‘’figlio’’ rimasto sempre con il padre prende sopravento. Allora Rachel decide il ripristino le regole, non gli piace più la libertà. Franck e Teri devono divertirsi rispettando le nuove disposizioni. Ma non basta, oramai tutto è perso. I peccatori sono pentiti – oppure non lo sono – ma volenti o meno devo fare ritorno ognuno al proprio mondo. Rispettando tutti i canoni del cinema francese, Cordieru, entra in punta di piedi in un argomento scottante. Il film è piacevole. Antony Cordier non si lascia andare a pruderie nonostante non nasconda l’aspetto sessuale. Per fare questo gioca con il corpo degli attori: ripresi nella loro naturalezza. Quando non riesce utilizza strumenti esterni come il massaggio o la farina. La famiglia è in crisi, non riesce ad allargarsi e neppure a restringersi. Non vuole regole eppure non può farne a meno. Confonde la libertà con la vanità. Il problema è ciò che rimane: il peccatore si pente dei propri peccati, ma non riesce a perdonarli agli altri. Il figlio rimasto a casa è scontento e non capisce la festa del padre. Sono solo quattro borghesi sconfitti. PS: Un punto in più il film lo merita per l’omaggio al Milan, il figlio con la maglia rossonera è una gioia per i miei occhi.