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GLI ASTRONOMI
Anno: 2002
Regista: Diego Ronsisvalle;
Autore Recensione: Andrea Caramanna-
Provenienza: Italia;
Data inserimento nel database: 10-07-2002


GLI ASTRONOMI

Gli astronomi
Regia: Diego Ronsisvalle
Soggetto: tratto dall’omonimo romanzo
Sceneggiatura: Diego Ronsisvalle
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Cecilia Pagliarani
Musiche: Marcus jr
Scenografia: Manuele Giliberti
Costumi: Chiara Valentini
Interpreti: Paolo Bonacelli, Marisa Fabbri, Nicola Di Pinto, Laura Betti, Antonio Conte, Romano Malaspina, Brendan Ward
Produzione: D2R Produzioni
Origine: Italia, 2002, 95’, v.o. italiano, 35 mm
visto al Taormina BNL FilmFest 2002

Basterebbe la prima splendida sequenza in cui un vascello naviga nelle acque prospicienti lo Stromboli, Sicilia, 1843. Cielo terra e mare si scontrano immediatamente nelle percezioni di questi due astronomi Peters e Wittelsberg. Il loro sguardo abbraccia la terra, la luce del sole e delle altre stelle nel cosmo infinito. Peters nell’incarico che lo porta ad Acireale per costruire una nuova meridiana nel duomo. L’impulso della Scienza si mette subito in moto, organizzando tutti i lavori necessari per la fabbricazione del prezioso strumento. Sul tetto della chiesa le tegole sono spostate per praticare il necessario foro attraverso il quale la luce solare raggiungerà l’interno della cattedrale. Le meticolose misure, con metodi che ci appaiono artigianali, procedono con cordicelle tese da un punto all’altro. Ed è forse inevitabile che lo scontro tra Scienza e Religione inizi su un pezzettino di marmo, una lapide sul pavimento che custodisce turpi segreti. Si guarda il cielo e infine il valore della trascendenza, la possibilità di superare la materia è affidata all’elaborazione di un ipocrita compromesso. Tutta la Chiesa ci appare adesso invasa da segni che indicano soltanto il suo voler ma non poter essere regno della Verità. Lo stesso Stupendo (Marisa Fabbri eccezionale) vescovo in pectore, vale a dire in attesa di nomina, rivelerà la sua ascesa, benedetta dalle potenti baronie locali. Stupendo, un contadino che ha imparato la legge della terra e dei suoi abitanti, che non ha dimenticato le sue origini, ma vuole ostinatamente procedere verso il Paradiso Celeste per le anime dei suoi fedeli. Peters, da laico protestante, è fortemente indignato, eppure, come in L’ora di religione di Bellocchio, la Fede consiste proprio in questa febbricitante organizzazione di immagini e reliquie, di spazi e tempi, per rinnovare o perpetuare le cerimonie tradizionali. Di fede religiosa insomma c’è sempre bisogno e l’attitudine di Peters, con il suo preteso equilibrio della verità incontra lo stupore attonito, muto dei praticanti. Che poi la cripta con tutti suoi segreti sia stata chiusa per sempre o forse per altri secoli, ha poca importanza. Il vero interesse, collettivo, maggioritario è continuare ad essere rassicurati, opacizzare il Nulla, manifestare l’Infinito, attraverso le insegne ecclesiastiche. Il dubbio è per Peters, lo terrà vivo e sgomento fino all’epilogo in cui dubiterà dei suoi primi calcoli. In fondo il film dimostra che anche l’astronomo ha costruito la sua vita su quei calcoli che forse potrebbe veder improvvisamente smentiti se vedesse apparire nella volta celeste, con uno sguardo invecchiato quanto il volto, quel pianetino che era la prova più tenace di tutta la sua esistenza.
Diego Ronsisvalle dimostra un’eccellente capacità di costruire atmosfere, in inquadrature lente, molto penetranti, durevoli, e anche ricche di umorismo, come la cena infinita in cui i commensali divorano ogni ben di Dio (è il caso di dirlo) fino a quando l’oscurità invade l’ambiente e sono accese le candele.


Conferenza stampa con il regista Diego Ronsisvalle e gli attori Paolo Bonacelli e Marisa Fabbri

Cosa ne pensa della condizione di insularità?
Diego Ronsisvalle: La Sicilia è un'isola e questa condizione la porta in una situazione di distacco e quindi l'Illuminismo e la Religione, o meglio il loro contrasto appare ancora più amplificato.

C'è un aneddoto sulla meridiana che ieri alla presentazione non ha raccontato, per non iniziare in ritardo la proiezione.
Diego Ronsisvalle: Parlando con un grande attore hollywoodiano che cercavo di coinvolgere, ho impiegato molto tempo per costruire il progetto, col quale ho raccontato il film Harvey Keitel, mi ha chiesto quale fosse il cuore del film, perché dal mio racconto non riusciva a percepire alcun elemento di interesse.

Ha visto la chiesa dove a Roma è situata la meridiana, Santa Maria degli angeli?
Diego Ronsisvalle: A proposito di una storia di una meridiana falsata, nel film c'è una battuta che si riferisce proprio all'inesattezza di quella meridiana.

Girare in Sicilia
Diego Ronsisvalle: Mi sono "imposto" al produttore per girare tutto in Sicilia e non girare gli interni a Roma, per le scene di neve sono andato nell'Argentario
Marisa Fabbri: Con Diego avevo già fatto un documentario, conoscevo suo padre Vanni quando lavoravo alla radio.
Quando mi domandò di partecipare, gli dissi: "Ma che parte vuoi che faccia?"… Il vescovo però una figura come la Storia, come la memoria con il coraggio di andare avanti , è portato verso la nuova scienza ma si porta dietro un bagaglio di magagne, e in fondo questo personaggio vince. Diego sa quale teatro ho fatto con Strehler e Ronconi ho interpretato molti uomini. Dovevo entrare in un comportamento maschile, questo personaggio è anche un bambino, è bellissimo quando ricorda la mamma che gli preparava la colazione e poi il sotterraneo, non è stato certo facile per me, ma Diego sembra un regista che si sia sempre occupato di recitazione anche se dice di non intendersene. Anche per la voce ho faticato un po’ per trovare il timbro giusto, quando la voce diventava più acuta lui mi richiamava, e anche per le posizioni per evitare quelle prettamente femminili. Come diceva Bonacelli, non si vede che è un film di poche lire.

Analogie con "Amen" di Costa Gavras e "L'ora di religione" di Bellocchio, e cosa deve fare il cinema per essere laico?
Paolo Bonacelli: Il cinema è molto condizionato dai soldi, certo è importante fare film con molte idee e pochi soldi; questo film è fatto appena con un miliardo e mezzo. Preferisco pensare alla realizzazione di tre quattro film di un miliardo e mezzo invece che uno di decine di miliardi.
Diego Ronsisvalle: Il cinema secondo me si muove su un antagonismo o una crisi, in questo caso tra scienza e religione, credo che sia uno stimolo interessante per argomentare questo contrasto. La mia cultura cinematografica dipende comunque molto dalla televisione, mi ha sempre attirato il cinema della storia o del genere, una finzione che abbia un terreno su cui camminare, poi il fatto di mantenere un aspetto laico non so...

Come ha trattato il tema dello slancio della modernità e dall'altro la restaurazione?
Diego Ronsisvalle: Per me è anche un'idea personale della Sicilia, nel mio soggiornare in questi luoghi ho avuto sempre un'influenza, per esempi ho avuto dei rapporti anche con preti siciliani e da questi è nata una visione forse esasperata non lo so...