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Private Parts
Anno: 1997
Regista: Betty Thomas;
Autore Recensione: Adriano Boano
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 05-06-1998


Private Parts di Howard Stern

Private Parts

Regia: Betty Thomas
Sceneggiatura: Len Blum
tratta dal libro autobiografico di Howard Stern
Musica: Porno for Pyros, Howard Stern and the Dust Brothers, Ozzy Osborne, Green Day,
Ramones, Van Halen, AC/DC, Deep Purple

Cast: Howard Stern, Robin Quivers, Mary McCormack,
Fred Norris, Jackie Martling, Gary Dell´Abate, Reni Santoni, Paul Giamatti

Formato: 35 mm.
Produzione: Ivan Reitman
Distribuzione: Constantin Film - Columbia Tristar
Durata: 103´
Provenienza: USA
Anno: 1997


Scanzonato, provocatorio, dissacrante. Ma con superficialità (e non è detto che sia un male), a partire dai tre altri attributi sparati subito in macchina da una delle molte testimonial, alle quali è affidato il compito di ricostruire la vita del attore-dj: "sgradevole, offensivo, disgustoso.". Ovvero le radici del punk e del Movimento dei creativi anni ´70. Il risultato è esilarante e la carica dirompente del personaggio-se stesso surclassa il Moretti-se stesso, essendo più avvincente; risulta però imbrigliata rispetto a quanto ci si poteva attendere dalla naturale spigliatezza della descrizione delle situazioni. È l´effetto delle molte cornici, che se da un lato cadenzano il ritmo travolgente del film, dall´altro inglobano la materia trattata, annacquando parte del disordine, che ne avrebbe potuto fare la pellicola più anarchica di quelle che ultimamente si industriano a ripercorrere i meandri rimossi degli anni ´70. Rimane comunque una pregevole operazione, un documento molto divertente su come sia ancora possibile dileggiare qualunque autorità e qualsiasi servo di essa.

E comunque la struttura stessa contiene spunti filologicamente indispensabili per evocare l´atmosfera rivoluzionaria per quanto riguarda le innovazioni linguistiche nel decennio preso in esame dal film: l´uso di cartelloni in esterni sostenuti da comparse improvvisate a dividere i capitoli della vita e soprattutto della carriera di Howard è realizzata con precisione evocativa e s´intreccia con il prologo e l´epilogo di Carol Alt in aereo in modo indissolubile, finendo con inglobare quello che appare come l´unico episodio ricostruito del film e che lasciato ad incorniciare il film gli avrebbe conferito falsità, mentre il debordare della vita narrata anche oltre i titoli di coda trasmette la sensazione che il tutto sia ancora in fieri.

Nel film ritorna anche il topos (il Wilhelm Meister aveva influenzato molte opere che testimoniavano una crescita attraverso le rappresentazioni nella rappresentazione lungo tutti gli anni ´70) del teatro di marionette, ovviamente già tanto scollacciato e scandaloso da decretare la segregazione dei burattini in baule. Non è un caso comunque che il romanzo di formazione culmini con l´avvento di James Brown nella colonna sonora e con Smoke in the water dei Deep Purple, ora riferimenti forse ridicoli, ma pietre angolari del ribellismo di alcune generazioni; infatti la prima didascalia "umana" ci informa che il 12 maggio 1977 inizia il suo primo lavoro in radio. Formidabile quell´anno.

Sembra che la scelta degli episodi sia peregrina, in realtà l´intervista alla attricetta di B-movies, che scatena la crisi poi rientrata con Allison (luminosa presenza essenziale della vita di Stern), copre l´esigenza di documentare quel bagaglio trasgressivo, un po´ pecoreccio, che caratterizzò quegli anni con la sguaiata disattenzione per le convenzioni, che permisero la parziale liberazione dalle inibizioni, documentata meglio in Boogie Nights. E pure l´apparentemente casuale scoperta delle sue doti di naturale comunicabilità attraverso il palese modo truffaldino di porgere i consigli per gli acquisti è sapientemente costruito (senza quasi farsi accorgere) per restituire i processi di quel periodo, intrecciando anti-edipo e frisbee. Ancora più smaccato risulta lo scherno rivolto alla musica country, fattore scatenante della decisione di ribellarsi: per il fatto in se di trasmettere il senso di saturazione verso quel tipo di cultura redneck celato sotto le melodie wasp, per il riconoscimento della musica come terreno di appartenenza anche settaria e per l´episodio cinematograficamente efficace per essere ricordato come momento di rottura, anche evocativo di entrambi i Blues Brothers nei sarcastici inserti country.

Altri episodi sono degni di una antologia: la scopata radiofonica, dove l´unico contatto eccitante è la risacca della voce attraverso le casse che riempie il sesso della donna a cavalcioni del woofer e lo svuota a ritmo vocalico, fondendosi con il montante godimento di lei; l´intera lunga (forse troppo, ma quanto catartica per chiunque abbia a che fare con l´autorità del padrone !) sfida con il funzionario della WNBC, definito "vomito di maiale" (e vi chiederei di assumere la definizione e moltiplicarla riferendola ai vostri capi), il privato che diventa pubblico al punto da annunciare in diretta la gravidanza...

Un unico neo affiora nell´atteggiamento moraleggiante derivato dalla sottolineatura della più volte sbandierata fedeltà monogamica, che non risulta fuoriluogo, piuttosto sembra venga citata spesso, quasi a volerla proporre come prassi universalmente valida e da uno spirito libero quale appare Howard appare talvolta posticcia: ve la immaginate Susan Sarandon inibita nel momento in cui "vuole fare la porca" in The Rocky Horror Picture Show, cult seventies abbastanza esplicitamente richiamato nella macchietta del petomane proposta all´inizio e ripresa nel gran finale con la calata dall´alto a ritirare un improbabile Oscar dalle mani di Mia Farrow? In fondo è lui stesso a disinnescarsi quando nell´epilogo accusa i fondamentalismi di fraintenderlo nel momento in cui lo boicottano. Però quanto è serio quando se ne dispiace e quanta trasgressione permane nella subdola adesione alle regole narrata seduttivamente a Carol Alt in aereo?