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Angeli Armati - Men with Guns
Anno: 1997
Regista: John Sayles;
Autore Recensione: Adriano Boano
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 30-08-1998


Americana MEN WITH GUNS
di John Sayles
USA 1997

Proveniente dal Festival di Donostia e visto al Festival Cinema Giovani

Fa ben sperare l´informazione contenuta nei titoli di testa secondo la quale ha contribuito l´Anarchist Convention,... e le speranze sono ben riposte.

S´inizia come termina: in un racconto fantastico, quasi fosse il Popol Vuh. Infatti la donna india che comincia la narrazione e la porta al suo epilogo ha ben chiaro lo sviluppo che noi seguiamo come ragazzini, affamati di favole e personaggi avvolti dall´alone di fantastico. Ella sa quale sarà l´eroe tanto atteso che continuerà il mito contro l´orrore rappresentato da los soldados.

Contrariamente a tutte le aspettative non è il medico ad essere il predestinato, ma bensì il personaggio apparentemente più sordido (anche se non si capisce perché sia tornato a portare le ruote ai due pellegrini da lui derubati senza pietà). Egli era un militare e gradualmente, come tutti coloro che appaiono nel film, si redime, rivivendo il proprio passato in modo da prendere coscienza della condizione di vita delle popolazioni maya oppresse dal potere. Tanto da accettare il ruolo di medico nella leggenda del pueblo, chiamato Cerca del Cielo.
Come lui anche il vecchio professore compie una sorta di viaggio iniziatico, che lo porterà ad una morte in pace, sebbene non serena perché convinto di non avere lasciato nulla dietro di sè (mentre in realtà il suo compito era forse di salvare il nuovo medico ex soldato stupratore): il suo cammino prende le mosse da una realtà razzista, quella in cui vive, fino a giungere a vedere con i propri occhi i cimiteri di cadaveri, insepolti per dare un esempio. Come dice il suo unico allievo vivo, egli ha l´intelligenza, ma vive nell´ignoranza, teneva lezioni (nei ricordi in bianco e nero) dove Cortez si intrecciava ai batteri, per stigmatizzare l´ignoranza; ed ora si trova a dover superare la propria: ¨
Non sabe lo que pasa¨.

Ma conseguono il loro riscatto anche gli altri personaggi che lungo il cammino si associano al pellegrinaggio che accompagna lo spettatore ad una totale presa di coscienza (senza mai citare EZLN); non esiste alcuna retorica, solo i maya (las gentes de maïs) risaltano con la loro splendida dignità (a questo proposito è commovente e invidiabile la serenità con cui votano la propria condanna a morte per salvare il villaggio. E la eseguono). A loro tanto inferiore si sente il prete per aver tradito quella decisione e dunque si considera un fantasma avendo perso se stesso. Si ritroverà.

Il viaggio alla ricerca dei medici da lui formati per curare le popolazioni indigene tocca le gentes de sale, dove impara che dalla macchina non si riesce a vedere nulla, ma ancora peggio è lo sguardo superficiale degli statunitensi, incapaci di accostarsi ad una cultura diversa dimenticando i propri parametri (ed è lo stesso atteggiamento che adotta acutamente Sayles, scegliendo gli occhi del vecchio professore per il primo approccio al mondo indios). Solo alla fine il regista completerà la nostra e la sua evoluzione, dischiudendoci la possibilità di indovinare il modo in cui affabulano la realtà gli indios. Las gentes de cana attraverso una vecchia cieca gli rivelano che quando un indio indossa l´uniforme diventa bianco.

Presso le Gentes de café trova la denutrizione e la propria guida: un bambino che gli fa conoscere il racconto delle atrocità nascoste al mondo e che gli faranno dire: ¨Esisterà un posto senza bianchi¨. Invece las gentes de platano hanno dovuto abbandonare le banane e scappare. Uccisi dagli elicotteri, come a Tlatelolco. Gli uomini della gomma offriranno il destro per il racconto del prete, chenon superò la prova, ma troverà il modo di morire degnamente, non prima di aver posto un tassello importante nella costruzione del mito: nessuno di loro è innocente, ma forse l´innocenza è un peccato e la narrazione mitica può dunque proseguire.

Il progredire del racconto e l´ingresso di sempre nuove storie in questo romanzo di formazione è permesso dalla frase che tutti prima o poi pronunciano: ¨mas adelante¨. E questo ¨più avanti¨ tanto anelato coincide con il fine del racconto iniziato dalla donna maya e che risulta quasi un rito magico come qualsiasi racconto, se esposto in questi termini pacati, nonostante la crudeltà e la truculenza denunciate. L´epilogo è vicino al cielo (Cerca de Cielo)

Si prosegue verso il villaggio della giungla attraverso cose che il buon senso vuole inesistenti, ma che il Popol Vuh riempie di narrazioni che alla fine si realizzano soltanto perché non si può non credere in un mas adelante.