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Alien. La clonazione - Alien resurrection
Anno: 1997
Regista: Jean-Pierre Jeunet;
Autore Recensione: Andrea Caramanna
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 27-02-1998


ALIEN LA CLONAZIONE (ALIEN RESURRECTION)
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Joss Whedon
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Nigel Phelps
Costumi: Bob Ringwood
Montaggio: Hervè Schneid
Effetti alieni: Alec Gillis
Musica: John Frizzell
Prodotto da: Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill
(USA, 1997)
Durata: 108'
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox
Interpreti: Ripley: Sigourney Weaver - Call: Winona Ryder - Vriess: Dominique Pinon - Johner: Ron Perlman - Christie: Gary Dourdan - Elgyn: Michael Wincott - Hillard: Kim Flowers - Generale Perez: Dan Hedaya - Dr. Wren: J. E. Freeman - Gediman: Brad Dourif Sapete qual è la differenza tra americani e italiani? I primi di solito sono ottimisti: ecco che scelgono come titolo per la continuazione della saga Alien il termine resurrezione. Gli italiani, al contrario più pessimisti (ma questa volta ci azzeccano anche se inconsapevolmente), usano il termine clonazione. Alien IV, anche se qualche critico (Gianni Canova sul Manifesto) ha detto che considerare Alien resurrection come un sequel è molto retrò, è proprio una brutta clonazione. Un’opera che non mette in campo una sola idea (qualcuno dice le manipolazioni genetiche, ma non basta). Se proviamo a riprendere trama e personaggi del primo capitolo, l’Alien di Ridley Scott, ci rendiamo presto conto, che dopo quasi vent’anni nulla è cambiato. C’è l’alieno sempre più appariscente e bavoso, c’è la solita combriccola di diseredati spaziali che va in giro con un’astronave carretta, ci sono i perfidi militari che vogliono sfruttare l’alieno, c’è l’androide (femmina questa volta) con problemi di coscienza, c’è il luogotenente Ripley sempre più attempato e sempre più alieno (ormai ha dell’acido al posto del sangue), ma, non si sa bene perché, ancora dalla parte del genere umano. Un genere umano che il francese Jean Pierre Jeunet ha descritto, come sa fare benissimo, nel suo lato più grottesco, e del resto, lo dico in inglese, la terra non è che uno shit hole. Con qualche incongruenza: è possibile che si usino ancora delle banconote di carta? È possibile che gli storpi vadano in giro sulle carrozzelle? I personaggi non hanno un minimo di spessore e quando uno di loro, una donna dai tratti sudamericani, si mette a piangere, francamente vien più da ridere. Tutto è fatuo nella rappresentazione e le immagini difficilmente rimarranno scolpite nell’immaginario dello spettatore. Gli effetti speciali forse mai avevano raggiunto un grado così basso di coinvolgimento. Il punto è che ormai la storia di Alien è stata scritta e nessuno può farla risorgere.